Sisma: l’economia riparte,ma la burocrazia frena


MODENA, 21 MAG. 2013 – Un anno fa l’Emilia fu svegliata all’alba di una triste domenica da una forte scossa di terremoto di magnitudo 5.9. L’epicentro, a 10,1 chilometri di profondità, era stato registrato nella zona di Finale Emilia. Fu l’inizio di un incubo, culminato il 29 maggio dove oltre ai crolli si registrarono anche nel modenese le vittime. Da allora la Bassa è impegnata a ricostruire e ricominciare. Una notte che ha cambiato la Bassa modenese, poi la mattina del 29 maggio, che ha disseminato nuova disperazione e sangue: 28 i morti, oltre 300 i feriti. Ingenti i danni che hanno investito un’area che rappresenta il 2% del Pil nazionale, il 10% di quello regionale: circa 13,3 miliardi di euro di danni, di cui 3,5 miliardi solo al sistema produttivo, per oltre 6mila imprese danneggiate (tra danni diretti e indiretti). Oltre 4800, invece, i posti di lavoro persi e 40mila i cassintegrati. Due le procure al lavoro per accertare i responsabili del crollo dei capannoni, una settantina gli indagati. Oggi, a distanza di un anno, circa 37mila lavoratori sono rientrati nelle fabbriche. Se a sei mesi dal sisma circa il 90% delle imprese aveva già ripreso l’attività produttiva, oggi è presumibile credere che la percentuale sia salita al 100%. Ne è convinto Giovanni Messori, direttore di Confindustria Modena, che tuttavia non manca di evidenziare che tutto è stato fatto superando le difficoltà della burocrazia. Le imprese si sono rialzate da sole, lavorando nei gazebo prima, impiegando i propri risparmi per ricostruire immediatamente dopo. Si parla di un’area ad alta intensità industriale, patria di distretti che l’Europa ci invidia. Come il biomedicale, dove, a cavallo tra Medolla e Mirandola, risiedono aziende come la Bellco, la Gambro e la B.Braun, che oggi è persino al 120% dei livelli di attività presisma e ha persino assunto 60 nuove persone. Poi c’è il comparto agroalimentare. L’Acetum di Cavezzo, ad esempio, è cresciuta di un 14%, a dispetto di dei 100mila litri di aceto balsamico persi a seguito della furia della terra.Di esempi eccellenti ve ne sono nel mondo imprenditoriale della Bassa modenese. Ma i problemi rimangono. Come il nodo burocrazia, quel sistema telematico (chiamato Sfinge) attraverso il quale richiedere i contributi a favore della ricostruzione. Sono 4mila le imprese che hanno avuto danni diretti a causa del sisma e il fatto che, ad oggi, siano solo 109 le domande presentate per 75 milioni di euro di spese di ricostruzione, la dice lunga sui problemi ancora aperti.

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