Sinistra e pubertà


12 GIU. 2009 – Il partito francese Europe Ecologie è stato la sorpresa delle ultime elezioni europee. Trascinati da Daniel, il Rosso, Cohn Bendit, uno dei protagonisti del maggio ’68 parigino, ha conquistato il 16% dei voti riuscendo a mandare al Parlamento europeo lo stesso numero di rappresentanti eletti nelle file dei socialisti francesi, 14. All’ottimo stato di salute dei verdi francesi, ma anche a quello dei colleghi tedeschi e di altri paesi europei, corrisponde lo stato comatoso dei movimenti ecologisti italiani. Rimasti sparpagliati tra le divisioni dei partiti di sinistra, non sono riusciti ad aggiudicarsi a Strasburgo nemmeno un seggio.“I partiti italiani di centro sinistra, che vorrebbero inglobare anche visioni ecologiste, sono in grande difficoltà a fare i conti con un presente postindustriale, non riescono proprio a ragionare”. A parlare è Walter Ganapini, un ambientalista che di politica verde ne ha mangiata parecchia, è stato tra i fondatori di Legambiente, presidente dell’Agenzia Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, presidente di Greenpeace e attualmente è assessore regionale all’Ambiente per la regione Campania, chiamato a risolvere una volta per tutte l’emergenza rifiuti.Ganapini ci fa un esempio di uno dei tanti temi dimenticati dalla sinistra ambientalista italiana. “La vera grande emergenza ambientale italiana è quella della Pianura Padana. Da anni cerco di far capire quanto sia necessario ripristinare la qualità ambientale di quest’area geografica per rimanere in sintonia con la Germania e l’Europa. Un tema sul quale il centro sinistra avrebbe potuto aprire un dialogo enorme, anche col sistema delle imprese. A partire dal Nordest, che è composto da imprenditori attenti i quali per il semplice fatto di essere inseriti all’interno di mercati globali, dovrebbero interessarsi ai discorsi sulla qualità ambientale dei processi produttivi.”In Pianura Padana le condizioni dell’aria sono pessime, basta vedere le foto dal satellite. Il Po, detto anche Grande fiume, non se la passa tanto meglio, le falde acquifere ancora peggio e il grado di contaminazione dei suoli è da livelli di guardia. “Ma questi argomenti”, spiega Ganapini, “non sono mai diventati perni di un ragionamento di prospettiva. Tutto quello che è stato partorito è stato un viaggetto di Franceschini in barca sul Po da Piacenza a Cremona.” In Italia, in effetti, è sempre mancata una figura come José Bové (nella foto), il baffuto contadino altermondista capace di far rotolare le proprie forme di Roquefort fino a Seattle, per protestare contro il Wto. Lui, che è, insieme a Cohn Bendit, l’altro grande trascinatore di Europe Ecologie, il suo formaggio potrà portarlo anche a Strasburgo. Noi italiani, come carta vincente, al posto dell’ammuffito formaggio del massiccio centrale, avremmo dovuto far rotolare in Europa il Parmigiano Reggiano, simbolo, oltre che della Pianura Padana e dell’Italia tutta, di tradizione e di necessità di una salvaguardia ambientale.Nel nostro Paese, invece, la politica verde è come se avesse perso la bussola. “Trovo stupefacente la mutazione genetica dei vari Realacci e dintorni. Col loro presunto ‘ambientalismo del sì’, che non vuol dire nulla. Da che mondo e mondo l’ambientalismo deve essere come prima cosa nel merito. In secondo luogo deve accettare la sfida del governo. E deve essere allo stesso tempo anticorpo ed enzima. Anticorpo, per contrastare le punte estreme della cultura industrialista, del produttivismo e della logica del profitto. Enzima, per accelerare i cambiamenti socio-economici.”Della sconfitta dei verdi in Italia c’è anche chi ha incolpato le associazioni ambientaliste, capaci di essere nel nostro Paese interlocutori politici, e di disturbare quindi la formazione di un partito ecologista. “Il problema è molto semplice”, spiega Ganapini, “ed è irrisolto da più di vent’anni. Il dibattito "verdi sì, verdi no" nelle associazioni c’è da allora. Da quando personalità come Chicco Testa, Fulco Pratesi, Gianni Mattioli ecc, decisero che bisognava fare come in Germania e in Francia. Fondarono così il partito dei verdi. Ma fu una nascita malandata fin dall’inizio, perché proprio chi aveva dato il via all’operazione finì poi per vedervi il problema dell’indebolimento dell’associazione di cui faceva ancora parte. Non c’è mai stato in Italia un rapporto di vera osmosi tra partito e associazioni. Cosa che è invece sta accadendo adesso in Germania e in Francia.”Porre fine ai litigi e ritornare tra la gente. Questa la strada che secondo Walter Ganapini devono percorrere gli ecologisti italiani per tornare ad essere incisivi. “Occorre rimettersi a lavorare sui problemi, stando dentro i territori, facendo crescere l’attenzione ai temi dell’ambiente che oggi è clamorosamente in calo in Italia. E’ stata questa caduta di tensione sui contenuti a generare uno scollamento con la base. Negli ultimi anni di associazioni attive sul territorio, a fianco della gente, non se ne vedono più. E’ da lì che bisogna ricominciare, cercando anche di imporre un po’ più di sforamento mediatico.”

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