Similgrana, in 10 anni raddoppiate le importazioni


Negli ultimi dieci anni sono raddoppiate le importazioni in Italia di formaggi similgrana che fanno concorrenza alla produzione nazionale di Parmigiano Reggiano e Grana Padano a denominazione di Origine Protetta (Dop). E’ quanto emerge da un’analisi della Coldiretti sulla base dei dati forniti dal sito www.clal.it, dai quali risulta che le importazioni italiane di formaggi duri di latte bovino non Dop hanno raggiunto i 27,3 milioni di chili nel 2012, con un aumento dell’88 per cento in dieci anni.

 

I similgrana – rileva Coldiretti Emilia-Romagna – sono arrivati in Italia soprattutto dall’Europa a partire dalla Germania (8,3 milioni di chili) e dalla Repubblica Ceca (8,1 milioni), anche se in forte crescita risulta essere l’Ungheria, dalla quale sono giunti ben 2,7 milioni di chili, pari al 10 per cento del totale delle importazioni. “Sono queste situazioni di costante aumento delle importazioni di formaggi similgrana – dice il presidente di Coldiretti Emilia-Romagna, Mauro Tonello – che ci fanno dire no all’ipotesi di costruzione di un nuovo mega-magazzino per il Parmigiano Reggiano, per di più in una zona dove il formaggio per eccellenza del nostro territorio occupa solo il 64% dei posti di stagionatura.

 

La presenza promiscua di prodotti similgrana con il nostro Parmigiano solleva molti ragionevoli dubbi. Non più tardi di tre anni fa, nel dicembre 2010, abbiamo accolto con grande soddisfazione il regolamento della Commissione europea che approvava lo stop al confezionamento, taglio, porzionatura, grattugia e confezionamento del Parmigiano Reggiano all’estero per non perdere caratteristiche organolettiche e soprattutto combattere il rischio di contraffazioni. Non vorremmo aver evitato di portare il Parmigiano fuori Italia per scongiurare le frodi e poi favorire l’importazione e la stagionatura di similgrana sul nostro territorio incrementando, quando va bene, la concorrenza al Parmigiano Reggiano o agevolando, nella peggiore delle ipotesi, la trasformazione del prodotto importato in prodotto originale”.

 

La contraffazione e la falsificazione dei prodotti alimentari tipici dell’Emilia Romagna – ricorda Coldiretti Emilia-Romagna, sulla base di dati divulgati del Forum dell’agricoltura di Cernobbio – costa alla regione circa 30.000 posti di lavoro. Il fatturato del falso Made in Emilia-Romagna solo nell’agroalimentare ha superato gli 8 miliardi di euro, di cui la metà è costituito dal Parmigiano Reggiano, uno dei prodotti più imitati al mondo. “Il solo fatto che negli ultimi anni sia cresciuto l’import di similgrana di provenienza ungherese – afferma Tonello – fa sorgere molte perplessità. La società che vuole costruire il mega-magazzino è la stessa Nuova Castelli che detiene il 20% delle azioni della Cheese Company srl, socio unico della Magyar Sajt ungherese che produce appunto un formaggio simile al Parmigiano Reggiano.

 

Si tratta di una società dove ha partecipazioni, attraverso un intreccio di azioni, anche la cooperativa Itaca, presieduta fino al gennaio di quest’anno, quando si è dimesso a seguito anche della denuncia di Coldiretti, da Giuseppe Alai, presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano. Se, come afferma il Consorzio del Parmigiano, mancano 280 mila posti forma in provincia di Reggio Emilia e 450 mila in tutto il comprensorio, come mai si vuole costruire un magazzino da 650 mila forme? Logica dice che le centinaia di migliaia di posti in più verranno riempiti da formaggi di importazione.

 

Il problema quindi non è dove costruire questa cattedrale, ma evitare di creare tutte le premesse per una mancanza di trasparenza deleteria per un prodotto d’altissima qualità come il Parmigiano Reggiano. La prevenzione deve essere per i prodotti tipici italiani un impegno prioritario perché ci sono migliaia di posti di lavoro a rischio, a partire dagli imprenditori degli allevamenti, fino ai dipendenti dei caseifici, mentre per quanto riguarda il magazzino non c’è nessuno che possa garantire in una struttura ad alta tecnologia i duecento posti di lavoro di cui si parla tanto”.

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