“Signor Presidente, le nostre difficoltà e i nostri valori”


MODENA, 18 MAR. 2009 – Pubblichiamo l’intervento di Ivana Borghi, presidente della cooperativa CSC di San Cesario, pronunciato davanti al Presidente Napolitano in occasione della visita a Modena.Signor Presidente,sono molto onorata di parlare qui in presenza di una personalità di così alto valore istituzionale e morale quale è il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e ringrazio la Camera di Commercio di Modena che mi ha dato questa possibilità.Lavoro da 25 anni e rappresento da 5 una piccola cooperativa industriale, la CSC di San Cesario, che ha ormai 50 anni di attività. Produce articoli per la pulizia della casa ed è composta da 25 persone tra soci e dipendenti, dei quali l’80% donne. Era un azienda privata che è riuscita negli anni 60 a continuare l’attività lavorativa perché i dipendenti, invece di rassegnarsi alla chiusura dell’azienda, si associarono in cooperativa.Momenti di difficoltà ce ne sono stati anche in passato, perché questa non è la prima crisi dal 1963, ma è la prima crisi mondiale del dopoguerra.In questa zona, l’Emilia, è molto più difficile accettare questa situazione di crisi perché si tratta di rinunciare, almeno parzialmente, ad un benessere acquisito, diffuso e radicato: un benessere maggiore di quello di altre aree del Paese. Anche noi, come tante piccole aziende industriali, siamo in un fase di difficoltà: l’azienda che rappresento sta cercando le strade che le permettano non solo di superare questo momento che si prospetta lungo, ma di uscirne più forte di prima.Oggi è ancora più importante mantenere una identità distintiva fatta di lavoro, di valori etici, di solidarietà, di partecipazione attiva, di rispetto delle leggi e delle regole, di innovazione continua. Per quanto ci riguarda tutto questo è nel codice genetico dell’impresa cooperativa.Ne è esempio anche il premio per la Responsabilità Sociale d’Impresa che CSC ha ottenuto da alcuni giorni, segno tangibile di un modo di interpretare il lavoro in modo etico, rispettoso delle persone e delle regole.Una delle nostre maggiori difficoltà è quella di trasmettere ai cittadini consumatori la consapevolezza che il prodotto che esce da una certa “tipologia” di aziende, come la nostra appunto, è garantito al 100% sotto tutti gli aspetti qualitativi ed etici: puntiamo a coinvolgere non solo la Grande distribuzione, tramite la quale il nostro prodotto circola, ma anche i consumatori a privilegiare produzioni e aziende come la nostra, anche in momenti in cui ci sono meno soldi a disposizione e si tenderebbe a volgersi verso prodotti più scadenti e di minor prezzo. Perché si sa che la qualità costa. Ed anche la pubblicità e l’informazione sul prodotto.Stiamo inoltre investendo su progetti riguardanti acquisizioni, internazionalizzazione ed innovazione che implicheranno anche assunzioni di nuovo personale, giovani innanzitutto: una ventata di aria nuova all’interno dell’impresa è sempre utile e permette la continuità ed il passaggio delle conoscenze dalle vecchie alle nuove generazioni: perché per acquisire professionalità serve tempo e bisogna lavorare d’anticipo per garantire lo sviluppo e la durata dell’impresa nel tempo. Dicevo i progetti: l’internazionalizzazione per l’azienda CSC è una grandissima scommessa, che abbiamo voluto impostare nel 2009 grazie anche ad un contributo regionale a fondo perduto del 40% che permetterà una differenziazione del mercato ed il lancio, e qui mi collego all’innovazione, di una nuova linea di prodotti ecocompatibili.Stiamo anche trattando l’acquisto di una società che ci permetterebbe una diversificazione produttiva, altro elemento fondamentale per quanto riguarda la nostra attività: noi siamo una cooperativa di produzione e lavoro e tale vorremmo rimanere.Nel frattempo continuiamo a guardarci intorno e a cercare nuove opportunità di partnership con aziende cooperative e private per business comuni: insomma, non stiamo tralasciando nulla e riteniamo di poter essere un partner interessante, almeno da tenere in considerazione per come si pone di fronte alle situazioni difficili. Sappiamo anche che in Italia esistono tante opportunità che spesso non vengono colte: mi riferisco ai tanti brevetti che giacciono presso enti di ricerca come il CNR e che le imprese non riescono o non vogliono sfruttare, così come i tanti spin off universitari che purtroppo esistono sulla carta ma che rimangono inattivi.Dobbiamo invece riuscire a cogliere queste potenzialità e trasferirle sui mercati.Stiamo, insomma, reagendo, come tante altre piccole e medie imprese modenesi.Più in generale ritengo che le cooperative nel loro complesso possano avere qualche possibilità di tenuta: occorre guadagnare per investire, difficilmente una cooperativa utilizza la cassa integrazione o la mobilità a meno che non si verifichino delle condizioni particolarmente catastrofiche. La salvaguardia dell’occupazione è fra gli scopi della cooperativa . E’ quindi prevalentemente su altro che bisogna intervenire. Banche permettendo, bisogna investire e imparare ad innovare. Dico imparare perché ad innovare, tranne qualche eccezione, si pensa solo quando le cose vanno male. Ma l’innovazione è l’unica cosa che permette ad un’azienda di riprendersi se va male o di continuare ad andare bene se già va bene. Bisogna arrivare a istituire figure professionali di spessore quali il marketing, che è una delle figure alle quali aziende medio piccole rinunciano per motivi economici e perché non si riesce sempre a misurare il risultato della sua azione.  Credo che il percorso sarà lungo e difficile, qualche azienda chiuderà perché ci sarà una selezione naturale, ma chi sta lavorando in questo senso avrà la soddisfazione di essere pronto quando inizierà la ripresa.In questa regione c’è un popolo laborioso e volenteroso, al di là delle diverse ideologie politiche e, se le Banche daranno loro la possibilità, sono sicura che le aziende “di valore” riusciranno ad uscire da questo “collo di bottiglia”, cooperative o private che siano. Io, i miei colleghi e colleghe siamo realisti e ragionevolmente ottimisti. Stiamo cercando anche di supportarci reciprocamente negli inevitabili momenti di sconforto per non perdere mai di vista l’obiettivo comune o permettere al pessimismo di prevalere.Ed anche questa volontà di reagire per noi è cooperazione.Ivana Borghi, presidente della cooperativa CSC di San Cesario

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet