Si va meno in pensione. Cala il popolo delle pantere grigie


REGGIO EMILIA, 4 FEB. 2010 – C’era una volta la corsa ad andare in pensione. Oggi la tendenza è di tenere il posto di lavoro. Il timore è di restare con un livello di reddito non sufficiente a mandare avanti la famiglia. Si spiega anche così il calo di iscritti registrato dal sindacato dei pensionati Spi-Cgil di Reggio Emilia nel 2009. Una diminuzione di 578 tesserati rispetto all’anno precedente, pari a un meno 0,86 per cento. Poca roba, ma comunque un dato significativo vissuto con una certa preoccupazione dal sindacato. A causare il calo sono state le nuove normative in tema di pensioni di anzianità. A livello nazionale i lavoratori dipendenti che vi hanno avuto accesso nel 2009 sono 50mila in meno rispetto al 2008 (6mila in meno nella nostra provincia). "Nonostante questo calo fisiologico dei pensionamenti nel 2009 – ha commentato il Segretario provinciale Spi, Maurizio Piccagli – il sindacato SPI Cgil di Reggio Emilia ha tesserato in un anno circa 3mila nuovi pensionati e rinnovato negli ultimi dieci anni il 60% della categoria. Un risultato soddisfacente se si pensa che la rappresentanza sindacale non si è ridotta: Spi Cgil continua a rappresentare infatti il 50% dei pensionati presenti sul territorio provinciale". Una percentuale che è la stessa anche a livello nazionale, dove lo Spi conta circa tre milioni di tesserati, sparsi in oltre 18 mila leghe territoriali.Ad ingrossare le file del sindacato pensionati sta ora arrivando la generazione reduce del ’68. "Tra i nuovi iscritti aumentano quelli in possesso di un diploma di scuola superiore o di una laurea", ha spiegato Marco Bonacini del dipartimento organizzazione dello Spi, "persone che contribuiranno alla crescita culturale della nostra categoria".Nel corso della conferenza stampa convocata per spiegare i numeri del tesseramento dello Spi, Piccagli ha risposto alla provocazione di Brunetta che vorrebbe prelevare dagli anziani le risorse per un salario sociale da dare ai giovani. "E’ una boutade che serve a nascondere la totale mancanza di iniziative da parte del governo a sostegno dell’occupazione, soprattutto di quella giovanile e femminile."

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