Si riunisce il tavolo anti-crisi della Regione


22 LUG 2009 – Ci sarà anche Confindustria al tavolo anticrisi previsto per venerdì? Gira anche attorno a questo interrogativo la riunione fra i firmatari dell’accordo siglato ai primi di maggio con il presidente della giunta regionale Vasco Errani. Si farà il punto con associazioni e sindacati sull’applicazione delle misure per far fronte alla crisi con l’impiego degli ammortizzatori sociali (520 milioni la somma disponibile in Emilia-Romagna come quota parte dell’accordo nazionale) ed in quella occasione potrebbe arrivare l’adesione di Confindustria Emilia-Romagna.Due mesi fa Anna Maria Artoni non firmò, riservandosi di fare un approfondimento con gli organi interni dell’associazione. Anche recentemente Artoni ha confermato che era in corso una riflessione per arrivare ad una decisione. Ora questo approfondimento dovrebbe essere concluso, anche se dalla sede di Confindustria in via Barberia non arriva nessuna conferma della firma. "Non mi risulta", fa dire il direttore generale Mario Agnoli, ma in ambienti sindacali corrono voci di un orientamento favorevole ad una adesione a quel documento che contiene diverse misure, ma soprattutto – e questo era il punto più ostico per Confindustria – l’impegno a non licenziare per utilizzare invece tutti gli ammortizzatori sociali sul tappeto e le risorse che si rendono disponibili. Il lavorio in corso fra i diversi protagonisti sarebbe finalizzato ad un risultato positivo. Si vedrà venerdì se Confindustria ha aderito ed in quali termini.Resta naturalmente da capire in quale misura le aziende associate saranno pronte ad uniformarsi. Ad esempio infatti Unindustria Bologna ha sempre detto che quel documento non era accettabile. Anche dopo il cambio della guardia con l’arrivo alla presidenza di Maurizio Marchesini in via San Domenico, le cose non sono cambiate. Il presidente di Unindustria all’indomani del suo insediamento confermò l’apertura al dialogo con i sindacati (ribadita anche in occasione di una tavola rotonda sul rapporto elaborato dall’Ires), ma precisando al contempo che Unindustria non avrebbe firmato quel documento perché conteneva richieste "che non avremmo potuto accettare".

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