Si è dimesso il procuratore Italo Materia


REGGIO EMILIA, 21 APR. 2009 – Con una lettera indirizzata ai direttori dei quotidiani di Reggio Emilia e al direttore di Telereggio, il procuratore della Repubblica Italo Materia ha annunciato oggi le sue dimissioni dall’ordine giudiziario.La nota di Materia ricostruisce gli attacchi da lui subiti sia a Reggio Emilia sia a Bologna da aprte di alcune liste civiche ("Gente di Reggio" e "Amici di Beppe Grillo") e rivendica la propria estraneità alle accuse.Italo Materia ricorda di non aver mai ricevuto alcuna informazione di garanzia o di comunicazione di inizio di azione disciplinare e motiva le dimissioni con il fatto di essere oggetto di “una campagna persecutoria, gravemente lesiva della mia onorabilità, montata ed orchestrata ad arte da qualcuno che si illude di trarne personale giovamento nella competizione elettorale del prossimo giugno”. LE ACCUSE DI SONIA ALFANO“La signora Sonia Alfano – scrive nella lettera il magistrato – era venuta a Reggio Emilia una prima volta (inizio autunno 2008) prendendo parte ad un incontro nel quale aveva parlatro genericamente di rotonde stradali e di interesse della criminalità organizzata alla loro realizzazione”. Ricordiamo che Sonia Alfano (presidente dell’associazione familiari vittime della mafia) era stata a Reggio il 5 settembre insieme a Salvatore Borsellino, fratello del giudice assassinato da Cosa Nostra.“Vi è tornata qualche settimana dopo – prosegue la lettera del procuratore Materia – quando il Csm si preparava a valutare gli aspiranti all’incarico di Procuratore della Repubblica di Bologna, per accusarmi, nel corso di un convegno promosso dalla lista civica ‘Gente di Reggio’ e dal movimento noto come ‘Grillini’, di essere stato coautore (con il collega della Direzione Nazionale Antimafia dott. Giovanni Lembo) di un parere favorevole alla proroga del programma di protezione a suo tempo approvato (senza alcun mio contributo) in favore del mafioso Luigi Sparacio nel frattempo divenuto collaboratore di giustizia”.Sonia Alfano aveva parlato di “ombre che si proietterebbero sul capo della procura reggiana per un parere che agevolò la concessione di benefici a un falso pentito di mafia” e dell’amicizia di materia con un magistrato, poi condannato per favoreggiamento di Cosa nostra. “Una diffamazione su commissione di qualcuno – l’aveva immediatamente definita Materia – per danneggiarmi in un momento importante e delicato della mia carriera”. E aveva aggiunto: “Se la signorina è venuta su da Messina a Reggio Emilia in questo momento è venuta chiaramente su incarico di qualcuno che vuole cercare di danneggiare la mia carriera”.Subito era scattata la solidarietà al Procuratore da parte delle istituzioni reggiane. Dagli Stati Uniti, dove si trovava per impegni istituzionali, il sindaco di Reggio Graziano Delrio aveva espresso “piena solidarietà al Procuratore della Repubblica per le insinuazioni di cui è stato fatto oggetto. Ciò è avvenuto proprio in un momento delicato di contrasto alla criminalità organizzata, in una realtà come quella di Reggio oggettivamente esposta al rischio di attenzioni e infiltrazioni di tali organizzazioni”.Il consiglio comunale di Reggio aveva in quell’occasione discusso un ordine del giorno presentato da quasi tutti i gruppi di maggioranza e opposizione, dal Partito Democratico al Popolo della Libertà, dall’Idv di Antonio Di Pietro alla sinistra comunista. Il documento definiva "pesanti illazioni" quelle di Sonia Alfano, accuse "discutibili nel contenuto e nel metodo nei confronti di un uomo dello Stato la cui carriera quarantennale appare a oggi irreprensibile, rivolta soprattutto al contrasto della criminalità organizzata". Tali accuse – dicevano i gruppi consiliari – gettano discredito non solo sul procuratore, ma su tutte le forze di polizia impegnate nel nostro territorio nella lotta al crimine organizzato.In quell’occasione del caso Materia si era occupata anche l’avvocato Celestina Tinelli, membro del consiglio superiore della magistratura, che aveva inoltrato al Comitato di presidenza del Csm la documentazione sulla polemica. Essendo il procuratore capo candidato alla carica di procuratore a Bologna, l’avvocato Tinelli aveva chiesto l’apertura di una pratica a tutela dell’operato del magistrato.Da parte sua Sonia Alfano aveva risposto in questo modo alle manifestazioni di solidarietà a Materia: "Tanta accorata solidarietà mi lascia pensare che a Reggio esiste una parte di classe dirigente che più che interrogarsi sulle questioni che la società civile pone, ci tiene a mantenere il silenzio sulle molte anomalie nel sistema Reggio e sulle ormai comprovate infiltrazioni mafiose nel tessuto economico e politico della città".MATERIA: “UN’ARMA SPUNTATA”Prosegue la lettera di dimissioni del procuratore Italo Materia: “Quando fu chiaro che quell’arma era spuntata, perché il parere era stato espresso in sintonia con le relazioni avute dalle Procure interessate… la linea di attacco alla mia onorabilità si è arricchita con l’apertura di un altro fronte”.“La signora Alfano – continua il magistrato – è tornata in città il 29 novembre 2008, invitata dagli ‘Amici di Beppe Grillo’, e ha dato lettura della deposizione testimoniale da me resa davanti al Tribunale di Catania”. Una deposizione, dice Italo Materia, dalla quale si può solo desumere la sua assoluta correttezza: non mi sono nascosto dietro un “non ricordo” con il pretesto che i fatti risalivano omai a otto anni prima.“La misura è stata largamente superata qualche giorno addietro – è ancora la lettera di Materia con cui annuncia le sue dimissioni -: il quotidiano ‘La Gazzetta di Reggio’ ha diffuso una nota dell’agenzia Dire, recante il titolo ‘Amico di pentito e Pm colluso’, con cui si dava notizia che gli ‘Amici di Beppe Grillo’ che si candidano alle prossime lezioni comunali di Bologna avrebbero predisposto, nella mattina di sabato 18 aprile nella piazza di Re Enzo, un presidio con banchetto… con distribuzione di materiale informativo sulla mia persona per dire ‘no’ alla mia eventuale nomina a Procuratore della Repubblica di Bologna”.A questo punto, conclude il procuratore Materia, “sono state strumentalmente e irrimediabilmente create, a fini elettorali, le condizioni perché io non possa, né a Reggio Emilia né in altre sedi, attendere al mio compito con quella serenità e credibilità che sono dovute”.“Me ne vado a testa alta – dice ancora Materia – non avendo nulla di cui rimproverarmi, per dedicarmi, da pensionato, alle azioni giudiziarie che sono costretto a intraprendere dopo un vissuto giudiziario che mi ha visto protagonista positivo di fatti e non di chiacchiere”.I COLLEGHI BOLOGNESI: “NON DIMETTERTI”Alcuni colleghi bolognesi di Italo Materia, con in testa Luigi Persico, che quando resse la Procura del capoluogo emiliano aveva proprio Materia come aggiunto, avevano tentato inutilmente di convincere il Procuratore di Reggio Emilia a non dimettersi. "Fin da ieri pomeriggio – ha spiegato Persico interpellato dai giornalisti – il collega Materia mi aveva informato della sua decisione irremovibile e io stesso unitamente ad altri colleghi lo abbiamo subito e caldamente esortato a non compiere questo passo, sicuramente per lui doloroso". "In questo momento – ha aggiunto Persico – non mi sento altro che confermare la mia totale e perdurante assoluta stima e la mia viva amicizia per un collega costretto per comprensibili motivi di dignità a questo passo doloroso". Persico e Materia, tra l’altro, avviarono insieme le indagini subito dopo l’omicidio del professor Marco Biagi da parte della nuove Brigate rosse.

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