Si costituisce e confessa un delitto del 1992


MODENA, 18 LUG – 17 anni di silenzio. Poi la confessione. Si è presentato ai carabinieri del Comando provinciale di Modena confessando di essere l’assassino del titolare di un pornoshop avvenuto nell’ottobre del ’92 in città. Incensurato, agente di commercio e padre di famiglia, oggi 45 anni, l’uomo ha chiesto di essere arrestato: "Non riesco più a reggere questo peso". L’inchiesta subito avviata dalla Procura dovrà accertare se non si tratti di un mitomane, ma lo stesso uomo avrebbe fornito particolari dell’omicidio che dimostrerebbero il suo diretto coinvolgimento. Il fascicolo è stato aperto dal pm Fausto Casari, lo stesso che se ne occupò nel 1992 e che già allora parlò di "un delitto occasionale non premeditato". Il fermo non è stato convalidato, ma il gip Barbara Malvasi ha comunque disposto la custodia cautelare in carcere per il pericolo di reiterazione del reato. "Era distrutto dal suo dissidio interiore, non aveva riferito di questo fatto nemmeno ai suoi genitori", ha spiegato uno dei suoi legali, l’avvocato Pier Francesco Rossi. "E’ un padre modello, un uomo irreprensibile, i suoi familiari erano all’oscuro della sua presunta responsabilità in quell’episodio. Attendiamo che la magistratura compia tutti gli accertamenti necessari per fare luce sulla vicenda, soprattutto tenendo conto della sua condizione psicologica. Chi confessa un delitto a tanti anni di distanza sta sicuramente passando un momento personale molto delicato e merita ogni tipo di attenzione da parte degli inquirenti". L’uomo si è presentato alla caserma di via Fanti martedì sera, confessando di aver ucciso la mattina del 27 ottobre 1992 in un tentativo di rapina, Ivan Borellini, 48 anni, titolare del pornoshop "Paprika" in via Canaletto a Modena, nel periferico quartiere Sacca, al piano seminterrato del condominio Errenord. Il negoziante, un ex rappresentante di elettrodomestici che aveva aperto quell’attività sei mesi prima, morì con il cranio fracassato da una dozzina di colpi sferrati con uno svitabulloni che era nel locale. "Mi ha aperto, sono entrato – ha raccontato ai carabinieri – Ero lì per fare una rapina, avevo bisogno di soldi". Dal negozio sparì effettivamente la giacca della vittima con pochi spiccioli, ma la cassa non fu toccata. "Lui ha reagito, c’é stata una colluttazione. Si è difeso e allora ho perso il controllo, ho raccolto lo svitabulloni e l’ho colpito". L’assassino aveva poi stretto al collo della vittima una frusta di cuoio nero, un attrezzo sado-maso che aveva fatto pensare allora agli inquirenti, oltre all’ipotesi della rapina, anche alla pista di un delitto a sfondo sessuale. La vittima fu trovata stesa per terra in un lago di sangue, più tardi, da un cliente che diede l’allarme.

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