Serie A, tra Bologna e Lazio un pareggio e tanta noia


BOLOGNA, 30 NOV. 2009 – Si possono sciorinare molti argomenti per mettere a fuoco il pari (1-1) tra Lazio e Bologna. Dal punto di vista bolognese anzitutto occorre decidere se il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto. Ci sono voti per entrambe le scelte. Mezzo pieno perché un punto in trasferta con la Lazio sarebbe stato firmato tranquillamente alla vigilia e perché, nella situazione dei rossoblu, è prioritario raccogliere punticini senza essere troppo schizzinosi. Mezzo vuoto, invece, perché a molti è parso che i laziali fossero battibili e che il Bologna non abbia fatto molto per provare a intascare i tre punti. Anche se un marchiano errore di un assistente ha fermato Di Vaio solo davanti a Muslera e con buone probabilità di segnare. Altro tema non secondario è che si tratta del primo pareggio dall’avvento di Colomba e che, comunque, è il suo primo punto strappato in trasferta. Segno piccolo, ma non trascurabile, di un certo progresso, pur tenendo conto di una Lazio veramente piccola. Ancora, il Bologna non ha subito reti e per una formazione di bassa classifica questo è un vero unguento quasi miracoloso: la difesa ha ballato un po’ sino alla metà del primo tempo, poi si è rinfrancata e ha concesso poco o niente ai suoi antagonisti. Bene Viviano tra i pali, molto bene Moras al rientro, che si impone ormai come il miglior centrale nel mazzo delle scelte di Colomba. Il modulo tattico, in aggiunta, sarà forse il tema che attirerà più attenzioni. Il Bologna confermava lo schieramento delle settimane precedenti, in definitiva 4-3-1-2, anche se i più valutano che all’attacco ce ne siano tre. Mi pare difficilmente dimostrabile, in verità, siccome Adailton gioca più che altro dietro le punte e ancora di più lo ha fatto Bombardini chiamato a sostituirlo. Con attitudini personali diverse, però, tanto è vero che allora la squadra si è come spezzata, allungandosi al punto da rendere evanescenti le manovre di attacco. Infatti spirava aria condivisa di pareggio e così è stato. Da segnalare la buona prestazione del giovane ventenne Casarini, chiamato a sostituire Mingazzini infortunatosi nel corso del primo tempo. Il ragazzo non ha mostrato emozione alcuna – ma non era all’esordio – ha occupato con diligenza i suoi spazi sul centro destra della linea di mezzo, non ha voluto eccedere o farsi vedere ad ogni costo, dando il suo atteso contributo alla prova del collettivo. Un collettivo complessivamente ordinato e giudizioso, con pochissime sbavature, forse dalle manovre troppo schematiche e prevedibili che non trascinano per brillantezza, velocità ed inventiva calcistica. Sì, il bel gioco risiede altrove, ci sono pochi dubbi su questo. Ma quando arriva qualche punto si chiude un occhio più facilmente, anche perché si è capito che la voglia di ottenere il pari era sostenuta da una condotta di gara adeguata, ripeto, senza voli pindarici – quando mai? – ma con la determinazione adeguata. Anche se a tratti ci si annoia un po’, almeno si intasca qualcosa. Non è molto, ma non è nemmeno poco, se si pensa che i rossoblu davanti – Di Vaio, Zalayeta e Osvaldo – hanno fatto veramente poco. Questioni di forma, di allenamento, di incomprensioni con l’allenatore, di modulo o che altro? Sarebbe bello saperlo. In concreto si è visto un portiere laziale disoccupato e questo è stata un’ombra nella domenica rossoblu all’Olimpico.

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