Senza Za


REGGIO EMILIA, 13 AGO 2009 – Sceneggiatore, soggettista per il cinema e per i fumetti, giornalista e narratore, pittore e poeta. Amico, confidente e collaboratore dei più grandi intellettuali ed artisti italiani del dopoguerra e, soprattutto, uno dei padri del neorealismo italiano. Tutto questo era Cesare Zavattini, detto Za, di cui ricorre, il prossimo 13 ottobre, il ventennale della morte. Un uomo che ha saputo lasciare il suo segno, arguto e speciale, nei luoghi in cui ha vissuto e nelle tante attività in cui si è cimentato. I LUOGHI DI ZA Nato nel 1902 a Luzzara, nella Bassa Reggiana, Za frequentò le scuole dapprima nel suo paese natale, poi in un collegio di Bergamo. La sua famiglia si trasferì ad Alatri, in provincia di Frosinone, dove Za conseguì la licenza ginnasiale, per poi ritornare in Emilia. Si iscrisse alla Facoltà di Legge dell’Università di Parma, dove visse per qualche anno e dove cominciò a coltivare la sua passione per la scrittura. Successivamente visse per dieci anni a Milano, per poi trasferirsi definitivamente nel 1940 a Roma, dove abitò fino alla sua morte nel 1989. I Comuni di Alatri e di Reggio Emilia gli hanno conferito la cittadinanza onoraria.ZA E IL GIORNALISMO L’esordio di Zavattini come giornalista avvenne nel 1927 sulla Gazzetta di Parma, per la quale scriveva corsivi, un genere che gli rimase caro anche nelle collaborazioni successive. Scrisse poi per moltissimi giornali e periodici, dal Tempo, al Secolo XX a Novella, generalmente racconti umoristici e recensioni. Fu assunto da Rizzoli come correttore di bozze, ma fu presto licenziato per essersi iscritto al sindacato dei giornalisti. Passò alla concorrente Mondadori, per la quale fu direttore editoriale e poi consulente. Per la casa milanese curò, tra l’altro, anche tutti i periodici della serie Walt Disney.ZA E I FUMETTI Proprio la vicinanza alla collana fantastica di Disney suscitò in Zavattini il desiderio di cimentarsi come soggettista, pur rifiutandosi di firmare i propri lavori. Si trattava per lui quasi di un gioco, un modo in più per dare sfogo alla sua traboccante creatività. Nel 1936 fu pubblicato sulla rivista Tre porcellini, e successivamente su Topolino, il primo fumetto tratto da una sua storia: Saturno contro la terra. Il successo fu tale che Za accettò di scrivere i soggetti per una serie di altri fumetti, tutti pubblicati sulle collane disneyane e incentrati sul personaggio di Rebo, perfido dittatore di Saturno. L’attività fumettistica di Za andò a avanti fino alla fine degli anni ’40, quando, complici anche gli impegni cinematografici, se ne distaccò.ZA E LA NARRATIVA Zavattini fu uno scrittore universalmente apprezzato. Vittorio De Sica disse in un’intervista di essersi sentito molto emozionato quando, sul set di Darò un milione, gli fu presentato il "famoso scrittore Zavattini". Il suo romanzo di esordio, Parliamo tanto di me, gli valse la fama a livello nazionale e lo rese oggetto della contesa dei più grandi editori italiani. Gli altri suoi principali lavori da narratore sono Io sono il diavolo (1941), Straparole (1967) e Totò il buono (1943), dal quale sarebbe stato tratto il fortunatissimo film di De Sica Miracolo a Milano.ZA E LA PITTURA Zavattini coltivò la passione per la pittura fin dal 1938, e come gli accadeva sempre, si accorse di essere anche piuttosto bravo. Si considerava "un buon pittore", e non disdegnava, a volte, di esporre le sue opere in qualche mostra. Una raccolta di circa 120 opere pittoriche di Zavattini è stata recentemente acquisita dai Musei Civici di Reggio Emilia.Il suo grande legame con l’arte andò oltre il suo rapporto diretto con il pennello. Zavattini frequentò infatti molti grandi artisti contemporanei, tra cui Morandi, Campigli, Depero, Manzù, Melotti, Rosai, Maccari, Bartolini, Siqueiros, Soffici, Sironi, Steinberg, Burri, Dubuffet, Mirò, Sassu. Allo sfortunato artista naif Antonio Ligabue Zavattini dedicò una biografia.ZA E GLI AMICI L’archivio zavattiniano, accumulato e conservato presso i musei civici reggiani, vanta decine di migliaia di lettere che Za ha scambiato con i suoi amici e conoscenti. I nomi illustri sono centinaia, da De Sica a Blasetti, da Renè Clair a William Wyler, da Pier Paolo Pasolini a Giorgio Strehler, e ancora Dario Fo, Renato Rascel, Totò, la famiglia Mondadori e infiniti altri.ZA E IL CINEMA Anche se ci teneva ad essere ricordato come scrittore e narratore a tutto tondo, il nome di Zavattini è passato inevitabilmente alla storia come il più grande sceneggiatore del cinema neorealista. "Credo che il cinema italiano non abbia pagato il suo debito verso la storia – diceva Za – Il nostro cinema ha teso, nella sua maggioranza, a dividere il passato dal presente, a mettere il passato là e il presente qua, con un grande abisso in mezzo. Così, il passato aveva un valore emotivo, qualche volta lirico, ma non si riversava sul presente, diventando un elemento di critica, di conoscenza, e quindi un elemento normativo nella vita politica stessa del Paese". Inseparabile dal suo amico De Sica, con il quale ha girato oltre 20 film, ha firmato gli adattamenti allo schermo dei suoi più grandi capolavori: Sciuscià (1946), Ladri di biciclette (1948), Miracolo a Milano (1951) e Umberto D. (1952). Apprezzato trasversalmente nel mondo del cinema, Za lavorò, negli 80 film cui ha partecipato, con registi del calibro di Michelangelo Antonioni, Alessandro Blasetti, Mauro Bolognini, Mario Camerini, René Clement, Giuseppe De Santis, Federico Fellini, Pietro Germi, Alberto Lattuada, Mario Monicelli, Elio Petri, Dino Risi, Roberto Rossellini, Mario Soldati, Luchino Visconti e Damiano Damiani. Concluse la sua carriera nel cinema nel 1982 con il film La veritàaaa, unica opera nella quale figurò anche come regista e interprete principale.PER RICORDARE ZA Per ricordare Cesare Zavattini sono stati organizzati diversi eventi. A Reggio Emilia verrà riproposta nell’autunno 2009 la mostra Zavattini contro la Terra. Il Fumetto tra letteratura e cinema, già presentata a Bologna e realizzata in collaborazione da Archivio Zavattini, Cineteca di Bologna e Ministero dei Beni Culturali. A Bologna, a fine 2009, si terrà un convegno sul tema "Zavattini e la televisione". Sempre a Bologna, dal 14 novembre 2009 al 31 gennaio 2010 si terrà la mostra Racconti a colori. Cesare Zavattini e la pittura, organizzata dall’Archivio Zavattini e dalla Fondazione del Monte. La mostra sarà un’occasione importante non solo per illustrare la produzione artistica di Zavattini, documentata organicamente dalla raccolta dei 120 dipinti conservati presso i Musei civici reggiani, ma anche per presentare il collezionismo artistico zavattiniano, documentato in particolare da una serie di piccoli dipinti realizzati appositamente da celebri artisti per la storica “collezione minima” di Zavattini, recentemente acquisiti dalla Pinacoteca di Brera. La biblioteca Panizzi ha poi promosso una collaborazione con il Gabinetto Vieusseux di Firenze, che consentirà di realizzare anche nel capoluogo toscano un’occasione per rendere omaggio a Zavattini. Il 6 novembre sarà inaugurata una mostra documentaria con materiali tratti dall’Archivio Zavattini e si svolgerà una tavola rotonda sul lascito culturale di Zavattini.Infine, la Panizzi sta collaborando attivamente alla realizzazione della mostra Zavattini inedito, promossa dal Museo di Arte contemporanea di Roma, nella quale verranno presentati quadri di Zavattini risalenti agli anni Quaranta scoperti solo ora nei depositi di una storica galleria d’arte.

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