Senza soldi nè libertà


BOLOGNA, 17 DIC. 2009 – Sono circa 1200 – di cui due terzi stranieri – e a molti di loro, oltre alla libertà, mancano anche i soldi. La maggior parte dei detenuti nel carcere di Bologna "é poverissima e bisognosa di generi di prima necessità, che vanno dal vestiario passando per il francobollo, fino ad arrivare ai prodotti per l’igiene personale". E’ l’sos lanciato dall’assessore comunale ai servizi sociali Luisa Lazzaroni insieme alla Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune, l’avvocato Desi Bruno. Una situazione che, come si spiega in una nota congiunta, avviene "in un contesto di tagli sensibili e progressivi alle risorse finanziarie destinate alla remunerazione dei detenuti impiegati alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria, ragione per la quale si lavora sempre meno". Anzi, "solo il 10% dei detenuti è impiegato nelle cosiddette lavorazioni domestiche di ordinaria gestione, manutenzione e pulizia delle strutture". Perciò si ricorda che "in carcere c’é bisogno di tutto", sottolineando che "la società civile ha dato, in più occasioni, risposte fattive agli appelli dell’ufficio del Garante che invitava a forme di solidarietà per il carcere della Dozza".

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