Senza sinistra


E’ una delle firme storiche e più autorevoli del quotidiano il manifesto. Ha fatto parte del Pci dal 1947 al 1969 e dal 1984 alla svolta della Bolognina, ma nel corso della sua lunga carriera politica ha militato anche in Democrazia Proletaria, nel Partito di Unità Proletaria e in Rifondazione comunista. Per tre volte è stata eletta alla Camera dei Deputati e per quattro legislature è stata deputata europea. Chi, dunque, meglio di Luciana Castellina può tracciare un bilancio della situazione politica italiana nell’ultimo anno? A lei viaEmilianet ha chiesto un resoconto di questi dodici mesi particolari, in cui l’assetto istituzionale nazionale è rimasto orfano della sinistra, esclusa dal Parlamento dopo la débâcle della coalizione Arcobaleno. Una sconfitta che ha contribuito a riportare – saldamente – Berlusconi alla guida del Paese e che ha decretato la crisi della fazione politica che lui ha sempre voluto combattere, mettendone in discussione i valori di cui si è fatta portatrice nel corso della sua lunga storia.Lei che è stata testimone e ha contribuito a scrivere la storia della sinistra negli ultimi decenni, come ha vissuto quest’ultimo anno senza sinistra?La risposta a questa domanda è ovvia: senza sinistra si sta male. Perchè farne a meno significa fare i conti con l’assenza di una componente fondamentale della dialettica politica. Sinistra voleva dire una soggettività collettiva dotata di un progetto di trasformazione. Quindi la sua assenza rappresenta il venir meno di un obiettivo comune e la contemporanea frammentazione della società in individualismi ribellistici e privi di qualsiasi disegno.Lei ha detto "sinistra voleva dire". Ma ormai chi si definisce di sinistra lo è più che altro sulla base ciò la sinistra ha rappresentato nel passato, sull’onda di un sentimento nostalgico? Mah, ormai sembra che chiunque pensi o rifletta su ciò che è stato il passato e sulla memoria debba per forza essere considerato un nostalgico. Non è così. La riflessione sul passato è assolutamente necessaria per poter costruire un’idea di futuro, quindi starei attenta. Certo, c’è chi pensa al passato in maniera nostalgica, ma c’è anche chi cerca di riflettere. Quello che è accaduto non è certo riconducibile ad un’esagerata riflessione sul passato, mi pare anzi che il problema derivi dal fatto che ce n’è stata troppo poca. E questo implica anche una grande carenza di progettualità per il futuro.Quindi quello che è mancato è stato un processo di attualizzazione dei valori di cui la sinistra si è fatta portatrice nel passato?Beh, sì. Diciamo che sarebbe stata necessaria una riflessione critica, mentre la pura e semplice cesura attuata nell’Italia di questi anni ha prodotto dei mostri.E quali sono i fattori che hanno portato allo stato attuale delle cose? Forse proprio questa mancanza di riflessione sul passato. E il fatto che tutto sia finito per diventare nostalgia o abiura.La crisi della sinistra italiana ha dei legami con la situazione che stanno vivendo anche altri partiti a livello europeo, come i laburisti inglesi o la Spd in Germania?Penso che ci siano molti elementi comuni, ma in Italia c’è, forse, una situazione più grave che altrove. E questo è un risultato in qualche modo inaspettato, perchè la sinistra italiana era più forte e più ricca di quanto non fosse in altre parti d’Europa.Lei crede che la sconfitta della sinistra, e in particolare la scomparsa dei suoi esponenti dal Parlamento, sia da ritenersi definitiva?Non è che se entrano in Parlamento 3 o 4 deputati di un qualche partito di sinistra, la situazione cambia molto. Quindi non legherei a questo la sconfitta della sinistra. La ricondurrei piuttosto ad un’incapacità di riflessione e di rifondazione vera, seria. Non fatta soltanto di parole e di etichetta, insomma. Sarei contenta, ma non mi sentirei particolarmente consolata con il ritorno dei rappresentanti della sinistra in Parlamento. Il problema è più complesso.E pensa che un ricambio generazionale sia necessario per riproporre un’idea forte capace di coinvolgere tutte quelle persone che non si riconoscono nell’attuale sinistra e hanno smesso di votarla?Ci sono i vecchi stupidi e i vecchi intelligenti, come ci sono i giovani stupidi e i giovani intelligenti. Quindi ho una qualche diffidenza a porre la questione in questi termini. E soprattutto non vedo di buon occhio l’esaltazione del giovane in quanto tale, tanto più esaltato quanto più privo di passato, di riflessione, di memoria, di conoscenza e di esperienza. Intendiamoci, anche a 25 anni si può avere esperienza. E per esperienza intendo dire una militanza nella società, un impegno a cambiarla e una volontà di sapere, di capire e di imparare ad organizzare le persone fra di loro, per fare in modo che riescano a definire e ad esprimere dentro ad un progetto i propri bisogni e i propri desideri. Oggi invece sembra che tanto più uno è ignorante, tanto più rappresenta bene la società.Dopo le elezioni di un anno fa è stato messo sotto processo il rapporto tra la sinistra e i deboli. Dal voto è infatti emerso che il Pdl ha saputo intercettare meglio del centrosinistra i bisogni di coloro che trent’anni fa Alberto Asor Rosa ha chiamato "non-garantiti", cioè di chi non ha un reddito sicuro ed è più esposto all’andamento del mercato. Lei cosa ne pensa?Io non credo che il centrodestra abbia intercettato i bisogni della popolazione. Quando avviene quello che io prima descrivevo, si è facilmente preda della manipolazione. E la distruzione dei valori collettivi è avvenuta attraverso una manipolazione, anche mediatica, molto profonda che si è verificata in questi anni, una vera e propria trasformazione antropologica. Quindi non direi che gli esponenti del centrodestra hanno saputo rispondere alle richieste degli elettori. Non è questo quello che si è verificato, ma un’altra cosa.Ma, allora, il risultato delle elezioni del 2008, che ha delineato l’attuale assetto politico nazionale, è stato più merito di Berlusconi o più colpa della sinistra?Secondo me prima di tutto c’è stata la sconfitta della sinistra. La vittoria di Berlusconi è arrivata di conseguenza. E’ stata un effetto, un risultato.

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