Senz’acqua, senza pane e senza giustizia


REGGIO EMILIA, 21 APR. 2011 – Niente da bere e niente da mangiare. Non pensavano si dovesse arrivare a questo, ma per i facchini della Snatt Logistica di Campegine un gesto estremo era necessario per far tornare l’attenzione su di loro. E ora che dal presidio davanti allo stabilimento di via Kennedy è un via vai di ambulanze e operatori del 118, almeno l’obiettivo dei riflettori accesi è stato raggiunto. Lo sciopero della sete e della fame va avanti da lunedì scorso. Alcuni sono stati ricoverati in ospedale, poi dimessi dopo una cura ricostituente a base di flebo. Pronti per tornare sotto il gazebo e ripartire con la protesta. Altri se ne vanno via in barella alla spicciolata, completamente disidratati, perché il sole di aprile inizia a farsi sentire non poco.Protagonisti della rivolta sono gli ex dipendenti, quasi tutti di origine indiana, della Gfe, una cooperativa che lavorava per la Snatt Logistica. Con grandi lotte e sacrifici avevano ottenuto l’applicazione del contratto nazionale di lavoro. Una vittoria di Pirro, perché di lì a poco sono stati lasciati tutti a casa. Tutti e cinquecento. In pratica la Snatt non ha rinnovato la convenzione con Gfe, la quale ha liquidato i suoi lavoratori con un semplice sms. "Informiamo tutti i soci Gfe che non siamo più fornitori di Snatt Logistica. Il contratto è risolto. Da lunedì ci è vietato l’ingresso in tutti i suoi magazzini, per cui non dovete più presentarvi al lavoro". Così in Italia, in Emilia, si interrompono rapporti lavorativi lunghi anche dieci anni.Tutto per una questione di poco più di un euro per ogni ora lavorata. Briciole che alla fine del mese per famiglie che hanno a carico molti figli vogliono dire tantissimo. Mentre a malapena la sussistenza riesce a loro dare l’attuale cassa integrazione di 642 euro al mese. Che, tra l’altro, non arriva da due mesi. Poi capita che gli stessi "manager" della Gfe liquidata, riaprano sotto nuovo nome, e tornino ad assumere trecento di quelle persone appena licenziate. Ovviamente con la solita paga non in regola coi livelli del settore riconosciuti. A far scattare la molla dello sciopero della fame e della sete è stata la decisione del tribunale, che non ha accettato la domanda di rito d’urgenza fatta dai lavoratori insieme alla Cgil. La questione si risolverà dunque coi tempi normali della giustizia. Che però non sono gli stessi della resistenza fisica delle persone in protesta. Nonostante il loro stato di salute si aggravi di ora in ora, i lavoratori sono convinti a proseguire. "Fino a che non vinciamo", dicono. "Altrimenti moriamo qui".

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