Sentenza Parmatour: 9 anni e 2 mesi per Tanzi


PARMA, 20 DIC. 2011 – Nove anni e 2 mesi: a tanto ammonta la condanna inflitta dal Tribunale di Parma a  Calisto Tanzi per il crac del gruppo turistico Parmatour. Oltre all’ex patron di Parmalat, sono stati condannati l’ex dirigente di Parmatour Nicola Catelli, 7 anni, l’ex manager Camillo Florini, 5 anni e 8 mesi, e l’ex numero uno della Banca Popolare di Lodi Giampiero Fiorani, 3 anni e 8 mesi. Per quanto riguarda Tanzi, il collegio ha letto una condanna ad una pena più alta di 2 mesi rispetto a quella richiesta dall’accusa in aula dal pm Vincenzo Picciotti. Gli altri imputati condannati sono: i fratelli Ernesto e Giuseppe Fioravanti (rispettivamente 4 anni e 6 mesi e 8 anni di reclusione), Fabio Branchi (4 anni e 6 mesi), Pasquale Cavaterra (5 anni), Oreste Luciani (5 anni e 3 mesi), Paolo Sciumé (2 anni e 4 mesi), Gianluca Vacchi (3 anni e 6 mesi), Sergio Amendola (3 anni), Vincenzo Biscaglia (2 anni e 6 mesi), Antonio Faraone (2 anni e 2 mesi), Alberto Galaverni (3 anni), Mario Miele (2 anni e 2 mesi), Augusto Natali (2 anni e 8 mesi), Filippo Pisarri (2 anni e 2 mesi). Il collegio ha assolto gli imputati Michele Alessandrino, Piermaria Veroni, Carlo Iervolino, Andrea Papponi. Non si è proceduto nei confronti di Giorgio Gialdi per morte sopravvenuta dell’imputato. Il tribunale ha inoltre deciso che alle parti civili, tra cui la Parmalat in amministrazione straordinaria, sia pagata una provvisionale di 120 milioni di euro. Tra le parti civili costituite in giudizio ci sono anche migliaia di risparmiatori ‘truffati’ dai titoli di Collecchio. L’inchiesta partita a fine 2003 si è concretizzata nel processo per la bancarotta fraudolenta del gruppo turistico legato alla Parmalat di Calisto Tanzi nel marzo del 2008. Delle indagini si è occupato il Gruppo Tutela Mercati del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Bologna."Sono pienamente soddisfatto. In questo processo come pure in quello Ciappazzi e nel precedente sul crac della Parmalat sono state accolte le richieste dell’ accusa in massima parte e, in alcuni casi, perfino superate". Lo sostiene Gerardo Laguardia, procuratore della Repubblica di Parma. "La fine di questo terzo atto dell’inchiesta sul crac del 2003 – ha aggiunto – mi spinge a fare un grande applauso per il lavoro svolto dai magistrati della mia Procura che si sono occupati delle indagini e, in seguito, di rappresentare l’accusa in giudizio".

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet