Se ne va il capo dei Ris


PARMA, 16 NOV. 2009 – “Sono accuse che fanno male”, commenta così Luciano Garofano, ex colonnello dei carabinieri del Ris di Parma, le ipotesi di reato su cui sta indagando la procura di Parma. Peculato, falso, truffa ai danni dello Stato, abuso d’ufficio, questi i capi d’accusa scaturiti da un esposto che porta la firma di un noto avvocato, suo storico nemico: Carlo Taormina. La vicenda al centro delle indagini, ha spiegato il procuratore Gerardi Laguardia, “ruota intorno ad alcune consulenze di cui Garofano è stato incaricato, in qualche caso in qualità di ‘persona fisica’ e non di ufficiale superiore dell’Arma”. Secondo Taormina, attrezzature e personale dell’Arma sarebbero stati indebitamente utilizzati per tali attività private.Cogne, Garlasco, Novi Ligure, via Poma, Erba, Unabomber, i casi più noti sui quali ha indagato Luciano Garofano. Gialli che hanno avuto grande risalto mediatico, alcuni con al seguito lunghi strascichi di polemiche. Come il delitto del piccolo Samule Lorenzi, la vicenda che sta all’origine dell’iscrizione nel registro degli indagati dell’ormai ex comandante dei Ris di Parma, e che ha visto come suo antagonista l’avvocato Taormina.Garofano, per 14 anni a capo dei Ris di Parma, è il primo a voler fare chiarezza. “Sono pronto a raccontare tutta la verità” ha detto convocando per domani una conferenza stampa a Roma nella quale si farà luce sulla vicenda ma anche sulle sue recenti dimissioni dall’Arma dei carabinieri. Queste ultime sarebbero legate più al suo trasferimento da Parma a Roma che all’inchiesta giudiziaria. Un trasferimento arrivato in seguito alla ultime elezioni Europee che hanno visto Garofano candidarsi, senza essere eletto, nella sezione del nord est, nella lista Mpa-La Destra-Pensionati-Alleanza di Centro. Intanto un messaggio di “stima e apprezzamento per le qualità professionali e personali del gen. Garofano e dei militari del RIS di Parma” è arrivato dal comando generale dell’Arma dei carabinieri. I militari del Ris, scrivono in una nota, “operano con incarichi di consulenza e perizia conferiti anche a titolo individuale dall’autorità giudiziaria, secondo le regole fissate dal codice di procedura penale e dalla disciplina interna per l’uso delle strumentazioni dell’Amministrazione”. “L’Arma – viene infine sottolineato – è impegnata al fianco dell’autorità giudiziaria di Parma per chiarire ogni dettaglio della vicenda”.

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