“Se la ripresa c’è, non ce ne siamo accorti”


BOLOGNA, 9 NOV. 2010 – Bisogna frenare gli entusiasmi, è stato solo uno scherzo. Sei mesi fa sembrava che la ripresa fosse stata in qualche modo agganciata e che la crisi potesse ritenersi ormai alle spalle, ma non è così. Lo dimostra il quadro del primo semestre 2010 registrato da TrendER, l’Osservatorio congiunturale sulla micro e piccola impresa in Emilia-Romagna che ha preso in esame i bilanci di 5040 imprese con meno di 20 addetti. A realizzarlo sono state, come sempre, CNA e BCC con la collaborazione scientifica di Istat. Ma stavolta, per presentare i dati, hanno scelto un titolo piuttosto amaro: "Se la ripresa c’è, non ce ne siamo accorti". I primi sei mesi del 2010 segnano infatti un sostanziale peggioramento rispetto alle aspettative che si erano create nel 2009. Al lieve aumento di fatturato rispetto all’anno precedente (+0,2%) si contrappongono una forte contrazione rispetto al secondo semestre 2009 (oltre il -8%) e i segnali preoccupanti che arrivano soprattutto dal fatturato estero, con cali tendenziali e congiunturali del 19,6% e del 18,5%. Ma neanche sul piano degli investimenti la progressione tendenziale registrata consente di farsi grandi illusioni. Il +13,3% attuale è un dato molto lontano da quelli rilevati alla fine dello scorso anno, quando l’indicatore di livello degli interventi era passato dal 54,0 del primo semestre al 75,5 del secondo. La ripartenza è insomma rinviata, per dirla con un altro slogan coniato da CNA. E se si considera quel che dicono gli imprenditori emiliano-romagnoli è meglio mettersi comodi, perchè bisognerà aspettarla a lungo. Interpellati dall’istituto Freni, i titolari di 162 picole e medie imprese associate a CNA hanno espresso il proprio sentiment. Secondo loro non ci sarà ripresa almeno fino al 2012: è questa la prospettiva predominante in tutti i comparti. Ed è significativo anche il livello di percezione del rischio di un ulteriore aggravamento della crisi, soprattutto in relazione all’occcupazione.A tale proposito, è opinione comune che recuperare i posti di lavoro persi dal 2008 ad oggi sarà dura. Un recupero è ipotizzabile in tempi non epocali, ma comunque molto lunghi: nella previsione della metà degli imprenditori, nel giro dei prossimi 3-4 anni si potrebbero ritrovare i livelli di occupazione precedenti la crisi. Nello specifico, quasi il 50% degli intervistati crede che ci vorranno almeno 2 o 3 anni, il 20% opta per almeno 4-5 anni e quasi il 30% va addirittura oltre i cinque anni. E comunque, se nuova occupazione ci sarà, a crearla sarà soprattutto il lavoro autonomo, che provvederà al 57% dei nuovi posti.Paola Cicognani, responsabile del Servizio Lavoro della Regione Emilia-Romagna, è intervenuta al forum orgnaizzato nella sede bolognese di BCC proprio dopo la presentazione dei dati di TrendER. E ha approfondito questo discorso spiegando che a pagare di più la congiuntura negativa sono le nuove generazioni. Il tasso di disoccupazione giovanile, relativo cioè a chi ha meno di 34 anni, è arrivato nella virtuosa Emilia-Romagna al 24%. Ma non solo: tra le 7000 imprese che hanno utilizzato gli ammortizzatori sociali, gli under 34 in cassa integrazione raggiungono addirittura il 41%. Prima della crisi, invece, nella nostra regione lo sbocco occupazionale era quasi certo, con il 90% delle donne tra 22 e 44 anni che avevano un lavoro.Come reagire ad una situazione così improntata al pessimismo? Prova a rispondere Gabriele Morelli, segretario di CNA Emilia-Romagna, che nell’intervento di chiusura ha esortato ad usare lo choc della crisi come sferzata per attuare un cambio di paradigma. L’obiettivo è il mantenimento della qualità delle prestazioni, a cui bisogna però affiancare un necessario processo di ristrutturazione che semplifichi il sitema decisionale suddividendo i compiti. La ricetta è: forte presenza locale, a contatto con la gente, più forte testa globale. In mezzo bisogna agire riducendo i costi.

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