Scuola, vietato lamentarsi della Gelmini con la stampa


BOLOGNA, 22 MAG. 2010 – "Dichiarazioni a mezzo stampa del personale scolastico. Indicazioni". Questo l’oggetto di una lettera inviata nei giorni scorsi dall’Ufficio scolastico regionale dell’Emilia-Romagna ai dirigenti scolastici. La missiva contiene tutte le norme che in teoria imporrebbero agli impiegati pubblici l’obbligo di "astenersi da dichiarazioni o enunciazioni che in qualche modo possano ledere l’immagine dell’amministrazione pubblica". Compito dei dirigenti scolastici territoriali, ricordare tali vincoli ai professori, vale a dire, richiamarli all’ordine riguardo alle critiche a mezzo stampa su quanto sta accadendo alla scuola pubblica.Da tempo il mondo dell’istruzione è alle prese con tagli e riforme che lo stanno mettendo sempre più in ginocchio. Com’è naturale che sia, si susseguono le denunce da parte di chi lavora nella scuola. Il direttore dell’Ufficio scolastico regionale Marcello Limina mette però in guardia: "atti non conformi alla responsabilità, ai doveri e alla correttezza inerente alla funzione" possono andare in contro a sanzioni disciplinari. Così come è consigliato “astenersi da dichiarazioni o enunciazioni che in qualche modo possano ledere l’immagine dell’amministrazione pubblica.” Inoltre, “è improprio – si legge nella lettera – indirizzare ad alte autorità politiche o amministrative diverse dal loro diretto riferimento gerarchico documenti, appelli o richieste”.Il vademecum di Limina, ha suscitato una dura reazione da parte della Cgil Emilia-Romagna che chiede le dimissioni del direttore dell’Ufficio scolastico regionale. "Riteniamo inaccettabili e illegittimi questi richiami, che sono gravemente lesivi della libertà di espressione, garantita dalla Costituzione", si legge nella nota firmata da Danilo Barbi e Raffaella Morsia, segretari regionali generali della Cgil e della Flc (Federazione lavoratori della conoscenza). "Chiediamo il ritiro immediato della nota “riservata” – proseguono i due esponenti sindacali – e le dimissioni del direttore dell’Ufficio scolastico regionale: non si possono zittire in questo modo le legittime proteste dei lavoratori della scuola contro una manovra che mira a smantellare il sistema pubblico dell’istruzione del nostro paese.Anche la Flc-Cgil nazionale è insorta contro "il bavaglio ai lavoratori e alle lavoratrici" della scuola. Mimmo Pantaleo, segretario generale, parla di "gravissima lesione alla libertà di manifestazione del pensiero". E di una comunicazione "inaccettabile e illegittima" che arriva "alla vigilia di una manovra che si prefigura pesantissima per l’occupazione e le retribuzioni dei dipendenti pubblici."Un appoggio all’iniziativa di Limina è invece arrivato dal ministro Mariastella Gelmini che in una nota ha espresso condivisione e sostegno all’operato del direttore. ”E’ lecito – spiega il ministro – avere qualsiasi opinione ed esprimerla nei luoghi deputati al confronto e al dibattito. Quello che non è consentito è usare il mondo dell’istruzione per fini di propaganda politica che nulla hanno a che vedere con i compiti della scuola. Chi desidera fare politica si candidi alle elezioni e non strumentalizzi le istituzioni”A voler chiarezza sulla vicenda è il Pd che vuole sapere quale regia si cela dietro le indicazioni di Limina. Le parlamentari Manuela Ghizzoni e Mariangela Bastico in un’iterrogazione parlamentare in Camera e in Senato chiederanno al ministro di chiarire se cioò che definiscono “un inaudito attacco alla libertà di opinione dei docenti” si tratta di un’iniziativa personale del direttore dell’Ufficio scolastico dell’Emilia Romagna o se la circolare risponda a un input politico del ministero. "C’è solo un precedente di questo tipo nella storia italiana – spiegano le due onorevoli – e risale al fascismo, quando il regime modificò la formula di giuramento dei dipendenti pubblici e degli insegnanti”.

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