Scuola TARoccata


22 LUG. 2010 – Al caos nella scuola italiana ormai ci si è abituati. Insegnanti, studenti, genitori e personale ausiliario da un paio d’anni sono tartassati dalle invenzioni dei ministri Tremonti e Gelmini, da una politica, cioè, messa a punto per risparmiare fino all’osso sul mondo dell’istruzione. L’ultima fonte di confusione, che renderà l’inizio del prossimo anno scolastico ancora più sgangherato degli ultimi che l’hanno preceduto, deriva dalle sentenze pronunciate all’inizio di questa settimana dal Tar del Lazio. In ballo c’era una serie di ricorsi volti ad annullare provvedimenti fatti valere dalla Gelmini come leggi sebbene il loro iter per diventarlo non fosse stato completato.Nel mirino dei ricorrenti sono finite due circolari riguardanti questioni cardine della cosiddetta "riforma" delle superiori. La prima ha regolato le iscrizioni alle prime classi del prossimo anno mentre la seconda ha tagliato il numero di insegnanti in organico. Nonostante il Tar abbia accertato l’illegittimità dei provvedimenti, questi non sono comunque stati sospesi. Una decisione che per i promotori dei ricorsi è ugualmente una mezza vittoria: "E’ crollato miseramente – hanno fatto sapere le associazioni di insegnanti genitori e studenti – il castello di carta o meglio di carte con le quali è stato portato avanti il riordino delle scuole superiori attraverso circolari illegittime".Ma per un castello di carte che cade c’è sempre tutto l’impianto gelminiano che resiste e va avanti. E questo perché, secondo i giudici del Tar, chi ha avanzato il ricorso non ha evidenziato i danni subiti a causa della condotta del ministero. Cose che in futuro non mancherà: "Quanto prima ci ripresenteremo con la documentazione insistendo nella nostra giusta richiesta", hanno rivendicato le associazioni.Un ulteriore bastone tra le ruote della riforma delle superiori è arrivato, sempre dal Tar, il 19 luglio, con una ordinanza che ha detto no alla riduzione degli orari di insegnamento negli istituti tecnici e professionali. Un ricorso, vinto dal sindacato Snals-Confsal, che lascia alle attuali 36-40 le ore settimanali mentre l’idea del ministro era di portarle a 32, con notevoli risparmi per le casse dello Stato ma anche incolmabili carenze per l’offerta scolastica che avrebbe visto tagli di materie e dimezzamento del tempo passato nei laboratori. La scure sulle ore nei tecnici e nei professionali potrebbe però arrivare lo stesso. Basterà infatti un parere positivo sulle riduzioni pronunciato dal Consiglio nazionale della pubblica istruzione.E visto che l’arma del Tar appare spuntata, c’è chi pensa di rivolgersi alla Corte Costituzionale. L’idea è dell’assessore regionale alla scuola Patrizio Bianchi che ha confermato limpegno dell’Emilia-Romagna nel mettere a punto, in sede di Conferenza delle Regioni, un ricorso alla suprema Corte. Il grimaldello da sfruttare sarebbe il riferimento al Titolo quinto della Costituzione, che assegna alle regioni competenze tra cui la scuola. E per esercitarle "c’è bisogno delle risorse, umane e finanziarie", ha spiegato Bianchi.

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