Scuola Spa, addio “pubblica istruzione”


28 AGO 2009 – “Abbiamo ereditato un’enorme piaga sociale”. Esordisce così il ministro Maria Stella Gelmini al Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini. Parla della formazione professionale degli insegnanti italiani e in realtà si riferisce a tutto il sistema scolastico pubblico. E poi puntualizza: per il finanziamento alle scuole private "mi auguro che quest’anno in Finanziaria non ci siano gli stessi problemi dell’anno scorso". E ribadisce che c’è una grande attenzione del suo dicastero sulla parità scolastica e annuncia "l’istituzione di una sezione sulla parità in ogni ufficio scolastico regionale, per superare gli adempimenti burocratici".Grande attenzione alla parità, nelle parole della ministra, vuol dire in realtà penalizzazione della scuola pubblica (se mai non fosse già abbastanza penalizzata) e nuovi passi in avanti nel processo di privatizzazione dell’insegnamento. Anzi di divisione in “classi”: scuole private ben finanziate dallo Stato per chi ha i soldi, scuole pubbliche sempre più scalcinate per tutti gli altri. Dopo il partito-azienda e il parlamento-Cda, adesso è l’ora della Scuola Spa.Una società per azioni di cui peraltro la Chiesa cattolica si prepara a controllare il pacchetto di maggioranza. Non è un caso che la ministra Gelmini apra l’anno scolastico proprio con gli amici di Cl. La stessa Compagnia delle Opere detta al ministro la linea da seguire nei prossimi mesi: “piena autonomia degli istituti scolastici, cui è legata una piena e attuata parità scolastica; sviluppo di una identità professionale di docenti e dirigenti; realizzazione di percorsi di studio flessibili e personalizzati in ambito didattico; messa in atto di ordinamenti (dalla scuola dell’infanzia a quella superiore) in linea con il principio di sussidiarietà; valutazione esterna delle scuole; abolizione del valore legale del titolo di studio”.Un programmino avvelenato che dietro tante belle parole nasconde una sola richiesta: mano libera alla scuola privata, ormai “parificata” a quella pubblica. Peccato che la scuola privata sia già a pagamento e fonte di reddito per chi la possiede. Ma questo non basta a Cl e compagni, naturalmente. Perché per realizzare davvero profitti e controllare l’istruzione che conta serve appunto la rapida smobilitazione della scuola pubblica.Da quale parte stia la Gelmini lo si è capito da tempo. E se serviva una conferma l’abbiamo avuta con la sentenza del Tar sull’insegnante di religione non ammesso agli scrutini (in quanto non nominato come gli altri insegnanti ma espressione diretta della curia locale). Il ministro faccia ricorso, ordina il Vaticano, noi non possiamo. E dopo un’ora, giusto il tempo di scriverlo, arriva obbediente il ricorso firmato Gelmini (ma, diciamola tutta, sottoscritto idealmente anche dal Pd Fioroni, ex ministro e autore della norma “parificatrice”).Con tutto questo Costituzione e democrazia hanno poco a che vedere. Saranno contenti quelli che a sentire la parola “azienda” pensano che tutto sia risolto. Ma il “prodotto” di questa azienda sono bambini e bambine, ragazzi e ragazze non merendine o ricambi per automobili. E l’”indotto” sono famiglie, papà e mamme, e insegnanti.Nei giorni scorsi proprio in Emilia-Romagna, dove la scuola pubblica ancora funzionerebbe se non dovesse fare i conti con la logica aziendalista del governo, la preside e consigliera comunale bolognese Daniela Turci è stata pesantemente minacciata per aver espresso la propria critica allo sfascio della scuola. Oggi la Gelmini ha avallato questa inedita strategia di zittire le critiche. “Nella lunga storia della Repubblica non era mai accaduto che un ministro tradisse in modo così plateale il proprio giuramento di fedeltà alla Costituzione”, commenta l’assessore alla scuola del comune di Bologna, Simona Lembi.QUATTRO PERICOLOSI RAGAZZINIMa l’idea di democrazia del centrodestra è ben descritta dalla piccola disavventura accaduta stamattina proprio al Meeting a quattro ragazzini. “Il servizio d’ordine del Meeting – scrive l’Ansa – ha capito dall’abbigliamento (maglietta rossa e kefiah), dalla pettinatura e dai piercing che quei quattro ragazzi (due maschi e due femmine) non erano ciellini, hanno così cominciato a tenerli d’occhio, li hanno circondati e hanno avvertito la polizia”. In realtà i quattro non avevano pericolosi striscioni (come un contestatore placcato dal servizio d’ordine ciellino qualche giorno fa, ma poi per ironia della sorte si è scoperto che protestava contro il centrosinistra), né slogan da scandire. Avevano solo voglia di ascoltare la Gelmini. Vestiti come studenti della scuola pubblica in un dibattito “aziendale”. La polizia li ha bloccati e identificati. Alla fine (lo ammette la stessa Ansa, sempre molto di parte nei suoi resoconti giornalistici sul Meeting) se ne sono andati impauriti.Ormai l’intimidazione di quattro ragazzini è solo folklore, purtroppo. Come puro teatro è l’intervento del ministro dell’agricoltura Zaia (che in quanto tale si occupa di scuola): “La Lega è in trincea per difendere la cristianità; quelle per i valori e per il Crocifisso sono le nostre battaglie; possono esserci momenti di tensione con la Chiesa, ma alla fine la visione è comune”. Sulla scuola sicuramente ha ragione: la visione del crocifisso ben piantato in tutte le aule è comune. Luca Zaia, che sembra già parlare da futuro governatore leghista della Regione Veneto, sempre seguendo il suo filone folk ribadisce anche che a scuola bisognerà imparare il dialetto. Come si dirà in dialetto veneto, signor ministro dell’agricoltura, “vada a zappare la terra”?

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet