Scuola, le Regioni dinanzi alla Corte Costituzionale


ROMA, 9 GIU. 2009 – Il decreto Gelmini sui criteri di ridimensionamento degli istituti scolastici, contro cui l’“onda” degli studenti è scesa in piazza lo scorso autunno, arriva oggi all’esame della Corte Costituzionale. Il ricorso di otto regioni (Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Puglia, Campania, Basilicata e Sicilia) è in discussione in udienza pubblica dinanzi ai giudici costituzionali i quali si ritireranno in camera di consiglio per una decisione attesa in settimana.Le otto regioni, tra cui l’Emilia-Romagna (in origine erano dieci, ma Abruzzo e Calabria hanno rinunciato al conflitto), chiedono ai giudici di dichiarare illegittime le norme sui ‘tagli’ alle scuole contenute nell’art. 64 del decreto sullo sviluppo economico convertito nell’agosto 2008, e nel comma 6 bis (poi caduto in sede di conversione) che nel decreto sul contenimento della spesa sanitaria dell’ottobre 2008 aveva previsto il commissariamento delle Regioni che entro il 30 novembre non avessero presentato il loro piano di dimensionamento delle scuole.La Corte, presieduta da Francesco Amirante, è chiamata innanzitutto a decidere su un’istanza di sospensione delle norme impugnate presentata dalla Regione Piemonte che paventa un "rischio grave e irreparabile dell’interesse pubblico o per i diritti dei cittadini". Nel merito, invece, la Consulta (relatore delle cause sarà il giudice costituzionale Alfonso Quaranta) stabilirà se sono fondati i motivi per cui le otto regioni hanno impugnato i ‘tagli’ previsti dal decreto Gelmini. Innanzitutto il governo viene accusato di aver violato il principio di leale collaborazione non avendo cercato la previa intesa con la Conferenza unificata Stato-Regioni, da ritenersi necessaria perché l’istruzione, in base alla riforma del titolo V della Costituzione (art.117), è una materia di competenza concorrente. Le Regioni lamentano, tra l’altro, la violazione del principio di ragionevolezza (art.3 della Costituzione), la carenza dei presupposti di necessità e di urgenza (articolo 77 della Costituzione), e la mancanza di condizioni per prevedere un potere sostitutivo del governo (art 120).

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