Scuola, “E’ dell’obbligo anche per il governo”


BOLOGNA, 17 AGO. 2010 – Organici è una parola che suona male, e a prima vista ricorda cose di cui ci si vuole sbarazzare, come i rifiuti. Per gli addetti ai lavori del mondo della scuola invece il termine "organici" indica tutte quelle persone che rendono quotidianamente possibile la fruizione di un servizio pubblico costituzionalmente garantito. Il ministro Gelmini non è che voglia disfarsi degli organici, ma nemmeno dà una grossa mano a migliorare le loro condizioni di lavoro. Lo dimostra l’ammontare di nuovi insegnanti concessi all’Emilia-Romagna per il prossimo anno scolastico. In Regione saranno solo 91 i docenti che si aggiungeranno a quelli che erano operativi (ovvero in organico) il settembre scorso. La richiesta da parte dell’Ufficio scolastico regionale era stata ben al di sopra della miseria poi arrivata, con l’individuazione di 350 docenti in più necessari a gestire una popolazione scolastica aumentata di diecimila alunni. A Bologna i sindacati della scuola hanno oggi incontrato gli assessori regionali Patrizio Bianchi e Teresa Marzocchi per fare il punto sulla situazione scuola. E’ emerso che l’iniezione di soli 91 insegnanti sarà utilizzata per sdoppiare le classi più numerose. Per quanto riguarda le scuole dell’infanzia, i nuovi docenti concessi dal ministero sono stati pari a zero. E questo nonostante la richiesta fosse stata di 218 maestri in più. Il parere degli assessori, si legge in una nota della Regione, è che "la Regione non può in nessun modo surrogare le carenze dello Stato”, e che il ministero deve garantire altri posti in organico, in quanto è necessario "assicurare prima di tutto la funzionalità di ciò che è d’obbligo, e quindi di scuole elementari, medie e superiori. Al tempo stesso, impegno e disponibilità a individuare possibili soluzioni e progetti per salvaguardare quel patrimonio formativo che risulterebbe più penalizzato, e cioè la scuola dell’infanzia." Secondo Bianchi i 91 docenti autorizzati dal ministero sono insufficienti per "fare qualunque cosa: sia per la scuola dell’obbligo, che non verrebbe del tutto coperta, ma soprattutto per la scuola dell’infanzia, che risulterebbe totalmente scoperta”.L’incontro tra Patrizio Bianchi (Scuola) e Teresa Marzocchi (Politiche sociali, con competenza per la scuola d’infanzia), con i sindacati Cgil, Cisl e Snals si è tenuto anche in vista della Conferenza sulla scuola che è in programma lunedì prossimo. La situazione di grave difficoltà della scuola dell’Emilia-Romagna è stata già denunciata dal presidente Errani in due lettere (l’ultima di pochi giorni fa, con richiesta di incontro urgente) inviate al ministro Gelmini. Per le regioni la piena autonomia scolastica sarebbe l’unica soluzione definitiva. Nel frattempo sono comunque al vaglio progetti ed eventuali finanziamenti da calibrare attentamente per rispettare il patto di stabilità degli enti locali. “A partire dalla bozza di accordo tra Governo, Regioni e Province autonome dello scorso aprile – ha ribadito Patrizio Bianchi – abbiamo subito formulato un’ipotesi risolutoria: autonomia. Un’autonomia che sarà possibile a patto che ci trasferiscano le risorse, umane e finanziarie. Che venga dato, quindi, alle Regioni il potere di decidere sulla gestione funzionale degli organici”.Per quanto riguarda nello specifico le scuole dell’infanzia “condividiamo pienamente la preoccupazione delle famiglie e dei Comuni: valuteremo tutte le possibilità e le ipotesi percorribili – ha assicurato Teresa Marzocchi – per mantenere adeguati standard e qualità del percorso educativo, che da sempre è motivo d’orgoglio per il nostro territorio ed espressione di buona capacità di governo”

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet