Scudo fiscale: San Marino adesso trema


17 SET 2009 – Affari sporchi a San Marino. C’entra Rocco Siffredi ma non è il titolo del suo ultimo porno. E’ il pentolone di evasione fiscale che si sta scoperchiando in questi giorni e che rischia di investire pesantemente la Repubblica di San Marino. Il ministro Tremonti assicura un ritorno tranquillo dei soldi evasi all’estero con un’aliquota del solo 5% e la repubblica del Titano potrebbe così perdere tra il 15 e il 40% della sua liquidità.Bella mossa per fare cassa, quella di Tremonti, dirà il lettore distratto. Mica tanto, perché in ogni caso con le nuove norme sui paradisi fiscali tutti quei soldi probabilmente sarebbero tornati lo stesso a casa. Negli Stati Uniti succede lo stesso (lì si parla di altri paradisi fiscali, in gran parte caraibici) ma il governo federale non ha fatto i saldi come Tremonti. Visto che i capitali sono sulla via di casa ha messo un piccolo sconto su chi si ravvede in anticipo, in cambio però della totale collaborazione con la giustizia Usa. In questo modo i federali americani sperano di ricostruire le modalità di “reclutamento” dei capitali, chi ha proposto la via dei paradisi fiscali, come i soldi sono transitati, quali istituzioni sono state compiacenti. Gran parte dei capitali sono quelli riciclati dalle organizzazioni mafiose (e l’Italia ne sa qualcosa) e così, attraverso i pesci piccoli, Washington spera di allamare anche quelli grandi. Da noi invece scudo fiscale al 5% e immunità e silenzio totali. Cosa nostra ringrazia.RIMINI, IL SAFARI DELLA GUARDIA DI FINANZADue milioni di assegni (assegni telematici) sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza nell’inchiesta della procura riminese nei confronti di Asset banca, la cassa di risparmio sammarinese. A far da tramite due istituti di credito di Forlì, dove appunto sono stati trovati i cd con gli assegni. Tutti emessi da banche italiane e incassati nelle banche di San Marino. La finanza ha identificato 143 persone (50 sono riminesi) che avrebbero evaso circa 60 milioni di euro. Una punta di un iceberg ben più consistente. Ci sono infatti ancora di identificare decine di industriali delle province di Forlì, Bologna, Rimini e Pesaro: l’immagine che si sta ricostruendo è quella di un puzzle in cui gli evasori hanno utilizzato banche di Forlì per trasferire il denaro a società finanziarie di San Marino per poi farlo rientrare ripulito in Italia, sotto forma di concessione di crediti a società amiche e compiacenti.La Finanza sta anche passando al microscopio 700 nominativi, tra aziende e persone fisiche, residenti a San Marino ma con domicilio fiscale al consolato generale della Repubblica del Titano a Rimini (che non ha, va detto, 700 stanze da letto).TREMA LA REPUBBLICA DEL TITANOTrema, e non per la solita scossa sismica dell’appennino romagnolo. Ma i suoi vertici cercano di far finta di nulla. Mentre gli analisti finanziari cercano di capire quanto costerà alla fine l’operazione soldi puliti all’economia di San Marino, la ministra degli esteri Antonella Mularoni, fa buon viso e pronostica che "il saldo sarà positivo"."Non abbiamo l’illusione che tutto resti fermo e, anzi, siamo pronti all’ipotesi che una parte consistente dei capitali rientri in Italia con lo scudo", premette. Ma, aggiunge, gli accordi contro le doppie imposizioni "creano opportunità di investimento": finora molte multinazionali "non sono venute a San Marino, mentre con le nuove norme saranno interessate a farlo". Ad attrarre capitali, insiste Mularoni, "saranno le caratteristiche stesse del nuovo corso: fiscalità non elevata, pace sociale, decisioni rapide". Pace sociale? Come se nell’Italia tremontista ci fosse la guerra civile.In realtà tanto ottimismo (almeno di facciata) è obbligatorio in vista dell’esame a cui sarà sottoposta la fiscalità della repubblica il 21 settembre da parte del Moneyval, il Comitato di esperti del Consiglio d’Europa per la valutazione di misure contro il riciclaggio di capitali.“Abbiamo fatto di tutto e di più – dice accorata la ministra Mularoni – sul piano amministrativo e giudiziario, anche più di altri paesi con le nostre stesse caratteristiche. E’ impossibile chiedere di più e ci auguriamo che tutto quello che è stato fatto, che ci riporta all’interno degli standard internazionali sulla trasparenza, sia apprezzato”. ROCCO: MORE THAN EVERIn tutto questo pasticcio ci mancava solo il filone erotico-finanziario (nel quale peraltro l’Italia politica e giornalistica si sta specializzando). Scavando, ma neanche tanto, i finanzieri si sono imbattutti in Rocco Siffredi, il pornostar più famoso d’Italia. Che avrebbe dirottato un po’ di soldi in Ungheria (dove ha spostato d’altra parte gran parte della sua produzione recente).Dagli accertamenti effettuati sul conto di Siffredi, che attualmente risiede a Budapest, e di sua moglie – anche lei una pornodiva – è emerso tra l’altro che i due, residenti fino al 2005 in provincia di Chieti, avrebbero fissato la propria dimora a Roma, in una villa risultata intestata a una società britannica, anch’essa oggetto di indagini. Gli uomini della Guardia di Finanza sospettano che la residenza di Siffredi in Ungheria sia fittizia e che il centro delle sue attività economiche sia ancora in Italia. A dimostrarlo, oltre alla villa romana, l’acquisto di auto e moto di grossa cilindrata e l’attività di produttore cinematografico svolta in Italia.In questo caso San Marino non c’entra, ma l’inchiesta della Guardia di Finanza è la stessa.

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