Scomparsa nel ’75 a 11 anni: per il pm l’omicida è morto


BOLOGNA, 3 GEN. 2010 – Era il 7 aprile 1975 quando l’undicennne Alessandra Sandri sparì nel centro di Bologna dopo essere scesa dal bus che la portava a scuola. Oggi, a quasi 36 anni di distanza, la Procura ha chiesto l’archiviazione per il suo omicidio. Sul registro degli indagati, per quell’accusa, i magistrati avevano scritto il nome di Franco Mascagni, uno dei due bolognesi condannati nel 1982 per aver abusato della bambina. In passato l’uomo confessò a un nuovo testimone – rintracciato dagli inquirenti negli ultimi mesi –  di essere attratto da una giovane, e che se questa l’avesse respinto le avrebbe "fatto fare la fine di Alessandra". Essendo però nel frattempo morto il presunto omicida, il procuratore aggiunto Valter Giovannini e il sostituto Giampiero Nascimbeni hanno chiesto l’archiviazione. Tanto più che anche il nuovo testimone, nel frattempo, è a sua volta deceduto. L’inchiesta era stata riaperta dopo che se ne era tornata a occupare la trasmissione "Chi l’ha visto". Gli inquirenti sono convinti così di aver ricostruito cosa accadde quella mattina, anche se, come ha spiegato Giovannini, "resta il rammarico di non essere stati in grado di restituire almeno il corpo alla famiglia". Il casolare dove l’uomo, secondo testimoni, si appartava, è stato a lungo ispezionato – anche con il georadar – ma non sono stati trovati i resti della bambina. Anche i controlli su altri siti non hanno dato esito. Il magistrato ha anche espresso "grandissimo apprezzamento per l’impegno profuso dalla squadra Mobile". Il nuovo testimone, sentito a giugno, ha spiegato che in passato Mascagni, passando nei pressi del casolare, fece riferimento a una ragazza nei cui confronti aveva interesse dicendo: "se non ci sta, le faccio fare la fine di Alessandra". Sempre secondo il racconto, Mascagni tornò sull’argomento, spiegando che un giorno, dopo essere andato a prendere Alessandra alla fermata del bus, si era recato nel casolare e lì di aver saputo da lei che aveva raccontato a un altro uomo dei loro rapporti. Mascagni aggiunse che si era "sentito tradito".Il riferimento è con ogni probabilità all’interrogatorio fatto alla bimba da Ignazio Parentela, un vicino di casa, anche lui nel frattempo deceduto. In quegli anni, infatti, Alessandra fu vittima di diversi abusi sessuali . In particolare da parte dei due bolognesi, all’epoca trentenni, poi condannati nel 1982. Di quelle frequentazioni resta traccia in una registrazione audio di 23 minuti che, poco dopo la scomparsa dell’undicenne, Parentela consegnò alla polizia. Per gli inquirenti la nuova testimonianza è quindi la prova indiretta che Mascagni – per paura di quello che gli sarebbe potuto accadere, o sentendosi "tradito" per i rapporti che la ragazzina aveva con l’altro uomo – l’abbia uccisa. Dalle vecchie carte dell’inchiesta era anche emerso che, subito dopo aver registrato il nastro, Parentela incontrò due uomini, mai identificati, cui raccontò quanto saputo. Una voce che iniziò a girare anche tra gli avventori del bar di via Carissimi frequentato dai due condannati, dove molti altri appunto sapevano o sospettavano. Per questo gli inquirenti invitano chi ancora sa qualcosa a farsi avanti. Nelle indagini sono state sentite anche altre donne, nell’ipotesi che il giro di abusi coinvolgesse anche altre ragazzine, ma non è emerso nulla. La prima inchiesta sul caso si concluse con un’archiviazione nell’ipotesi di un allontanamento volontario. Nel 1998 però venne riaperta dopo che, durante un’altra trasmissione di "Chi l’ha visto?", emersero nuovi elementi sulla vicenda, ma l’inchiesta poi fu di nuovo archiviata. Nel 2008, ancora una volta dopo una puntata del programma di Rai3, l’allora procuratore aggiunto Luigi Persico (poi trasferito in Procura generale) chiese la nuova apertura, compiuta dal nuovo aggiunto Massimiliano Serpi, alla fine del 2009.

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