Scomode necessità


2 FEB. 2010 – Italia e immigrati, un binomio indissolubile. E’ la nostra economia a dettarne la necessità. Senza di loro si fermerebbero l’agricoltura, l’industria, il commercio e i servizi. Ma è indiscutibile che se da una parte si può considerare l’immigrazione una risorsa, dall’altra il fenomeno è fatto di problemi articolati e difficili da gestire. Soprattutto se si cerca di risolverli solo quando si arriva a situazioni di emergenza. Gli ultimi slogan del governo Berlusconi in tema d’immigrazione riguardano il successo della politica di contenimento degli sbarchi. Ma i respingimenti “sono operazioni appariscenti, che nascondono il problema della mancanza in Italia di una adeguata politica di flussi”. A parlare con viaEmilianet è Marzio Barbagli, professore di sociologia all’Università di Bologna, da anni impegnato nello studio dei fenomeni migratori. A Barbagli facciamo notare come recentemente buona parte della maggioranza al governo sia sempre in prima fila per proporre di emulare i paesi nostri vicini. C’è chi vorrebbe referendum contro i minareti così come ci sono stati in Svizzera, e chi vorrebbe vietare il burqa come sta per fare la Francia. Ma le cose da prendere a modello sono altre. “Per prima cosa dobbiamo imparare a integrare meglio gli immigrati, a partire con leggi sulla nazionalità simili a quelle francesi, che sono tra le più aperte in Europa. Secondo, dobbiamo investire molte più risorse a favore dei figli degli immigrati, soprattutto nella scuola. In terzo luogo dobbiamo imparare anche a rimpatriare le persone ritenute pericolose, non in quanto islamiche o altro, ma perché fermate e segnalate dalle forze dell’ordine e dalla magistratura perché colpevoli di attività illecite e di reati.”“Rimandiamoli a casa” resta solo un altro slogan allora…Negli ultimi anni siamo riusciti a rimpatriare solo un quarto di coloro che vengono segnalati dalla magistratura. Il governo attuale genera confusione, perché introducendo il reato di immigrazione clandestina va a combattere in modo generico tutti gli immigrati mentre dovrebbe concentrarsi solo su coloro che delinquono veramente. A chi fanno comodo gli irregolari?C’è una parte dell’economia che vive sfruttando il lavoro nero. Prima lo faceva con gli italiani, ora lo fa con gli immigrati. E’ un’economia sommersa che è stata oggetto di vanto per decenni e contro la quale oggi non si sta facendo niente. I controlli non ci sono e i pochi esistenti sono totalmente inadeguati. Ci vorrebbe più severità, anche a costo di scontentare molti gruppi di piccoli e medi imprenditori.Prima hai accennato all’importanza della scuola nell’integrazione. Cosa pensa della decisione di mettere un tetto del 30% di studenti stranieri nelle classi?Ha un suo senso, in quanto va contro la tendenza a ghettizzare, a fare cioè delle classi con solo immigrati. Non risolve, però, il grosso problema del rallentamento del ritmo d’apprendimento della classe.Meglio le classi separate proposte dalla Lega?La Lega come al solito interpreta bene i problemi ma propone soluzioni sbagliate. Meglio sarebbe seguire il modello americano, un’impostazione che gli Stati Uniti adottano dal 1970. Loro hanno una struttura scolastica più flessibile della nostra, non fanno classi differenziali ma dedicano delle ore a parte a coloro che devono imparare la lingua. L’obiettivo è portare, attraverso aiuti supplementari, gli allievi a livello degli altri.Difficile da realizzare con una politica di tagli alla scuola…Risorse, personale e insegnanti specializzati sono tutte cose che non abbiamo. Ma il persistere di questi problemi rende gli italiani scontenti. E’ la stessa cosa che avviene negli ospedali, dove nei pronto soccorsi si riversa un gran numero di immigrati. Per adeguare le strutture non si è fatto niente, di conseguenza questi nuovi utenti vengono visti come invasori. E tutti i problemi che si incancreniscono, favoriscono ostilità nei confronti degli immigrati.In Emilia-Romagna le politiche per l’integrazione sono a un buon livello?Sicuramente abbiamo una rete di servizi migliore di quella di altre parti d’Italia, da questo punto di vista ci sono stati degli sforzi, non mi pare però che ci si allontani molto da altre regioni del centro nord, quelle, ovvero, dove si concentrano gli immigrati.Al di là della politica, si può dire che nella regione vi sia un senso civico capace di prevalere nei rapporti sociali quotidiani?E’ vero che gli emiliano romagnoli hanno avuto a lungo un maggiore senso civico, ma credo che le differenze stiano diminuendo con le trasformazioni che ci sono nella vita e nell’organizzazione politica e che sono sotto gli occhi di tutti. Certo in Emilia è più difficile vedere aggressioni nei confronti degli stranieri o atti xenofobi, però di scontenti ce ne sono tanti. Il fatto che la Lega si stia affermando è un segnale d’allarme. Ed è dimostrato che lo spostamento di voti provenga da un elettorato un tempo comunista. Persone che votano per la Lega perché si sentono non rappresentati dai nuovi partiti della sinistra e perché quando ci sono i problemi le parole non bastano, così come non basta negarli, occorre affrontarli e risolverli. Anche se si tratta di problemi difficili di cui è più facile parlare che trovare una soluzione.Anche in Emilia-Romagna la comparsa di nuove moschee non trova la strada del tutto spianata…Su questo fronte sono più ottimista. Certo, la gente è preoccupata quando associa all’islam il terrorismo, ma non credo esistano qui chiusure particolari. Non ci sono gruppi interamente ostili nei confronti dell’islam.Nessuna paura nei confronti di “invasioni islamiche” e di “bombe demografiche” allora…No, non ci sono elementi per dire che gli islamici di per sé siano una minaccia. Ovvio che se abitassi in Gran Bretagna o in Spagna dove si sono verificati episodi seri di terrorismo, avrei un’opinione diversa. Ma da noi finora non c’è stato nulla, e non perché la polizia sia stata più brava.E timori nei confronti delll’affermarsi della religione islamica su quella cristiana?Sono paure infondate, la fede tradizionale dei musulmani si indebolisce a contatto con il nostro contesto. Tre anni fa ho fatto un’indagine per il Comune di Bologna sui bambini delle scuole medie nati qui da famiglie musulmane. Con l’aumentare del tempo trascorso in Italia diminuiva la frequenza con cui pregavano e frequentavano luoghi di culto dell’islam. Questo dimostra l’adeguamento alla nuova cultura. Ciò non vuole dire che sia un bene, è solo quanto mi dicono i numeri.

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