“Sciopero generale”: lo chiedono in trentamila


BOLOGNA, 27 GEN. 2011 – Bologna ha aperto le danze. Stamattina dall’Emilia-Romagna è partita l’ondata di protesta della Fiom in difesa del contratto nazionale e dei diritti dei lavoratori. In piazza Maggiore è andato in scena uno sciopero generale che domani attraverserà tutta l’Italia. Lo stesso sciopero che il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi ha definito "politico, privo di quello sbocco che normalmente queste azioni si prefiggono", ma che è riuscito a coinvolgere circa 30.000 persone ancora turbate dalla vicenda Mirafiori e fermamente convinte che il modello-Marchionne, l’accordo voluto dalla Fiat, sia sbagliato e non debba essere ripetuto.Da tutte le province della regione sono arrivati più di 180 pullman. Hanno formato una lunga fila sul bordo dei viali che uniscono porta San Felice a porta Saragozza, punto di partenza della manifestazione. Da lì alle 9 si è formato un corteo che ha attraversato le vie della città. Contemporaneamente, dall’altra parte di Bologna, si riunivano gli studenti medi e universitari, diretti a porta San Donato – dove si sono seduti per terra bloccando il traffico per circa mezz’ora – e poi all’ombra di san Petronio per riunirsi con i metalmeccanici.Dal palco allestito in piazza, con la scritta "il lavoro è un bene comune" alle spalle, poco prima di mezzogiorno ha preso la parola il segretario generale della Fiom Maurizio Landini. Che ha voluto rispondere a Sacconi, secondo cui – tra l’altro – i metalmeccanici della Cgil sono ormai più simili a un partito che a un sindacato. "Ma se c’é uno che non sta facendo quello che deve fare, è proprio il ministro – ha detto Landini tra le urla del pubblico – Sacconi dovrebbe smetterla di fare il tifo per le imprese e invece dovrebbe difendere il lavoro e il sistema industriale".Il segretario della Fiom ha poi usato parole durissime anche nei confronti di "questo Governo e il presidente del Consiglio, che non trova di meglio che divertirsi piuttosto che affrontare i problemi". Per Landini la responsabilità dell’esecutivo è nel fatto che "sta portando il Paese alla deriva". In più ha aggiunto: "Non esiste al mondo un Governo che non ha avuto la forza e la volontà di chiedere alla Fiat e a Marchionne che scoprissero le proprie carte, che mostrassero il piano industriale e cosa volessero fare". "Dovrebbero vergognarsi – è il suo giudizio – e questa piazza chiede un cambiamento". Secondo Landini, "ci vuole il coraggio degli operai di Pomigliano, di Mirafiori e di voi tutti che siete qui oggi". E proprio per questo, in conclusione del suo intervento, arriva una richiesta accolta da fortissimi applausi: "Credo sia il momento di dire con chiarezza che tutta la Cgil metta in campo lo sciopero generale in tutto il paese, per sconfiggere Confindustria e cambiare governo in questo Paese". Lo sciopero generale è proprio quello che i manifestanti vogliono, lo hanno scritto su un enorme striscione che campeggia in piazza e su un altro appeso addirittura a palazzo d’Accursio, la sede del Comune, dai ragazzi del Tpo.La parola passa dunque a Susanna Camusso, fresca leader Cgil, che parla per 20 minuti ma allo sciopero generale non fa nemmeno un cenno. Parla dell’immagine che Berlusconi dà dell’Italia all’estero e che fa fuggire gli investimenti, del federalismo che farà pagare più tasse ai cittadini, ma non esaudisce la richiesta che si leva a gran voce durante tutto il suo intervento. Dice piuttosto che all’orizzonte c’è una grande campagna per la democrazia e la dignità, rivolta innanzitutto alle altre sigle sindacali. "Bisogna misurare la rappresentatività dei sindacati, noi siamo pronti". Ma oggi la piazza voleva ben altro, e non le ha risparmiato i fischi.

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