Sciopero alla Ferrari, 270 lavoratori a rischio


©Trc-TelemodenaMARANELLO (MO), 11 MAG. 2010 – Alta tensione in Ferrari. Quattro ore di sciopero, stamattina, proclamate ieri sera in tutta fretta, quando è saltato il tavolo delle trattative. L’inizio di una vertenza che si annuncia molto complessa. Motivo del contendere il premio di risultato 2009, quasi 1600 euro per ogni addetto, che Ferrari avrebbe dovuto pagare a fine aprile. Ma non è stato così. La tensione tra i lavoratori, anche per la nuova settimana di cassa integrazione per 600 addetti prevista a partire da lunedì prossimo, è aumentata giorno dopo giorno, sino a ieri, quando in Confindustria, i rappresentanti della proprietà hanno annunciato che, senza un’intesa sul piano di riduzione del personale, il premio non sarebbe stato pagato.I lavoratori, come risposta, hanno proclamato lo sciopero contro quello che Claudio Mattiello di Fim-Cisl ha definito “Un ricatto inaccettabile”. “Anche perché – gli ha fatto eco Giordano Fiorani di Fiom-Cgil – per rispettare il contratto aziendale e saldare il premio a tutti gli addetti, sarebbero bastati i 2 milioni di aumento che Fiat ha riconosciuto a Montezemolo per le sue funzioni in Ferrari”. Commenti che lasciano presagire uno scontro durissimo. Anche perché gli stessi sindacalisti riconoscono che ci sono delle difficoltà reali. Il cavallino rampante, spiegano Mattiello e Fiorani, negli anni della crescita e del rilancio di Maserati, culminati nel bilancio record del 2008, puntava a produrre nel 2010, 20mila vetture, 12mila Maserati, per le quali a Maranello si realizzano i motori e si effettua la verniciatura, e 8mila Ferrari. Difficilmente si arriverà a 11mila. E con questa lenta ripresa, una riorganizzazione si annuncia quasi inevitabile.Il prezzo per i lavoratori è molto salato: 270 esuberi, 120, tra impiegati e addetti commerciali all’estero, e 150 operai. Una proposta irricevibile, tanto che già domani, dipendenti e sindacati valuteranno nuove azioni di lotta. “Su come affrontare la crisi siamo pronti a trattare – garantiscono Mattiello e Fiorani – Ma il premio di risultato deve essere pagato”. Un messaggio inequivocabile lanciato soprattutto a Fiat, anche perché la lettera di John Elkann ai dipendenti per presentare il piano industriale del gruppo pare aver suscitato più di un punto interrogativo.

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