Schiavizzavano clandestini, il Comune sia parte civile


REGGIO EMILIA, 31 GEN. 2011 – Schiavi al lavoro per più di dieci ore al giorno, con paghe da fame, alloggi fatiscenti e alla fine nemmeno la retribuzione di quel poco che era stato pattuito. E’ successo non a Rosarno, ma nei cantieri di Reggio Emilia. Stiamo parlando dello scandalo Ital Edil e delle altre due ditte, la Valsem Costruction  Italia e la Technological Building 7 che avevano fatto di una pratica illegale quanto brutale il loro vantaggio competitivo. Assumevano, cioè, clandestini moldavi ed egiziani pagandoli 1,75 all’ora per turni massacranti, costringendoli a vivere in condizioni pietose, sotto la minaccia di essere rispediti a casa.Indagati per associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della permanenza di soggetti clandestini mediante la falisicazione di permessi di soggiorno, ci sono dieci persone (quattro italiani, quattro marocchini e due moldavi). La fase delle indagini preliminari si sta per concludere, così ai volontari dell’associazione Città Migrante è venuta un’idea: fare pressione sul Comune di Reggio Emilia affinché si costituisca parte civile nel processo. E una raccolta firme ha già raggiunto più di settecento adesioni di cittadini.I lavoratori che protestavano per i mancati pagamenti venivano minacciati di essere rispediti nei loro paesi d’origine, oppure anche di morte. "Vai fuori se no ti sparo" si è sentito rispondere un muratore egiziano nel chiedere spiegazioni su un assegno che la banca si era rifiutata di pagare. Nelle stesse condizioni si sono trovati ben quattrocento migranti. Settanta di loro hanno presentato denuncia e insieme vantano crediti per 800mila euro.Tutti soldi che le imprese edili in questione si sono tenute in tasca, potendo così operare sul mercato con vantaggio rispetto alle aziende che rispettano le leggi. Un episodio di concorrenza sleale che ha dunque influito negativamente sull’economia locale. Anche per questo motivo il Comune, secondo gli organizzatori della petizione, dovrebbe far sentire la propria voce. A giustificare principalmente il coinvolgimento dell’amministrazione dovrebbe comunque essere il suo compito di tutela del diritto della cittadinanza alla sicurezza.

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