Schiave d’Emilia


© Emilianet PARMA 13 AGO. 2008 – Una fotografia finita insieme ad altre per documentare una un controllo antiprostituzione della polizia municipale di Parma. Nell’immagine si vede una ragazza nigeriana sdraiata a terra in una cella. Uno scatto che mostra come viene trattata dalle forze dell’ordine una prostituta senza documenti e che, pubblicata da Repubblica Parma e ripresa da tutti i media nazionali, ha scosso le coscienze sollevando la reazione dei politici. La scena raffigurata è solo una delle tante drammatiche che fanno parte della vita di migliaia di giovani donne costrette a vendersi sulla strada. Emilianet ha incontrato Antonio Dercenno, presidente di Fiori di Strada, un’associazione Onlus bolognese nata nel 2006 per contrastare il fenomeno della tratta e dello sfruttamento della prostituzione. Che giudizio dai dello scalpore suscitato dalla fotografia… Da una parte mi fa piacere che, attraverso una foto, l’opinione pubblica prenda coscienza della condizione in cui vivono le donne della strada. Dall’altra provo un po’ rabbia perché si tratta delle stesse cose che da tanto tempo le associazioni come la mia urlano senza ottenere ascolto. Ben venga dunque un’immagine che mostra anche solo un piccolo frammento della vita di una donna africana della strada. Un istante che di sicuro non è il più drammatico di quelli che compongono la sua quotidianità. Magari quella stessa donna ritratta è stata diverse volte tenuta legata e stuprata. Oppure ha subito rapine, trovandosi afferrata per i capelli, buttata con la faccia per terra sull’asfalto e, dopo due calci nello stomaco, mentre sputava sangue, si è vista portare via tutto quello che aveva con sé, gli incassi di una nottata. Una rapina ai danni di una prostituta non dura più di quaranta cinquanta secondi. Ci capita di assisterne a diverse, non facciamo in tempo ad avvicinarci con la macchina, che i rapinatori sono già fuggiti. Di questi momenti è fatta la vita delle prostitute. Senza aggiungere le goliardate di cui sono vittime. Non sono rari i ragazzini di 18 anni che arrivano in macchina per denigrarle non solo con le parole ma anche con scherzi pesanti. Nonostante ciò, c’è chi continua a pensare che in mezzo a loro ci siano persone che fanno questo mestiere per scelta. Come se una donna che è abbastanza emancipata per fare la scelta di vendere il proprio corpo non fosse anche in grado di farlo in un modo più sicuro, usando internet, prendendo in affitto un appartamento e curando la propria salute. Sulla strada, purtroppo, non ci sono persone che si prostituiscono per scelta, ci sono persone che hanno paura di smettere di farlo. E per diverse ragioni. Un’immagine, quella di cui si è discusso, che a tuo avviso non mostra particolare drammaticità… L’azione di sicurezza nel corso della quale è stata scattata la fotografia era ad opera della polizia municipale, un corpo di solito tra i migliori nel gestire le operazioni di controllo. In una stanza come quella in cui viene ritratta la ragazza a terra, a volte finiscono per trovarsi in dieci o quindici donne, senza che vi sia lo spazio per sdraiarsi. Nelle azioni di sicurezza della polizia e dei carabinieri spesso la situazione è molto peggiore di quella che abbiamo potuto vedere in quell’immagine. Bisogna tenere presente che spesso le ragazze che si prostituiscono sono trattate dalle forze dell’ordine esattamente come sono sono trattate dai loro magnaccia. Non riescono dunque a vedere la differenza. Per questo non si rivolgono quasi mai alle forze dell’ordine, per paura di essere picchiate dagli agenti. Può capitare, infatti, che questi le minaccino di manganellate, anche solo per farle sloggiare da una zona in cui i residenti hanno più volte protestato. Una volta tornate a casa perché allontanate dalla polizia, le prostitute vengono comunque menate dai loro protettori, che le vogliono sulla strada. Di conseguenza, non sanno proprio a chi affidarsi queste donne. A Bologna la polizia municipale si comporta in maniera diversa con le prostitute, rispetto a quello che avviene in altre città, Parma compresa… La municipale di Bologna non porta mai nessuna prostituta alla propria centrale. Quando è costretta da motivi di ordine pubblico a portare via una ragazza, questa viene portata in questura. Si tratta cioè di un’attività congiunta. La municipale poi, vigila sul trattamento che le ragazze ricevono in questura. A Bologna la polizia municipale una cosa simile a quella accaduta a Parma non l’avrebbe mai fatta, siamo fieri di poterlo dire, proprio perché esiste questa collaborazione con l’associazionismo. Quando un agente della municipale trova una ragazza in difficoltà, ci chiama, e noi corriamo immediatamente, anche di notte. Perché è stato scelto di coinvolgere l’associazionismo? Perché è l’unica possibilità per combattere la tratta. Le associazioni sono in strada continuamente, sanno tutto di ogni prostituta. Quando ci telefona un cittadino segnalandoci, ad esempio, una prostituta incinta e chiedendoci di informarci su di lei, noi rispondiamo che sappiamo già tutto di lei, sappiamo come si chiama, da dove viene e dove abita. Il tipo di informazioni che siamo in grado di dare alla polizia e viceversa può mettere insieme una collaborazione che può dare risultati importanti. In soli due anni di attività, Fiori di Strada, ha strappato dalle organizzazioni criminali 51 ragazze. Giovani donne che hanno voluto cambiare vita e che si trovavano vittime e prigioniere di organizzazioni criminali. Persone che hanno rischiato la vita, e l’hanno fatta rischiare anche a noi volontari. Si tratta di un numero elevato di ragazze, non a caso a Bologna, proprio grazie alla condizione favorevole che la collaborazione tra associazionismo e forze dell’ordine offre. Fiori di strada vigila anche sul comportamento delle Forze dell’ordine… Se una ragazza segnala di essere stata malmenata da qualcuno delle forze dell’ordine, noi lo comunichiamo subito ai superiori i quali intervengono in maniera molto decisa. A Bologna chi dirige le forze dell’ordine vuole assolutamente che i propri agenti non vengano visti alla stessa maniera dei protettori. Se ti dovessi dire, comunque, che a Bologna riusciamo a risolvere il problema della prostituzione ti direi una sciocchezza. Cerchiamo solo di far sì che la prostituzione sia un problema che crei minori attriti possibili. E cerchiamo di liberare il maggior numero di ragazze possibili. Come si risolve il problema della prostituzione? Lo si risolve soltanto se si fanno degli interventi nei paesi da cui provengono le ragazze della strada. Bisogna impedire che questa gente rimanga vittima di tratte, che ci finisca così facilmente dentro. L’intervento più consistente, a lungo termine e di tipo strutturale, consiste nel combattere la fame, la miseria, e la disparità tra i popoli. E’ difficile, infatti, andare da una moldava che ha un figlio che si sta spegnendo come una candela perché non ha i soldi per le cure dicendogli che deve rimanere nel suo paese perché l’offerta che le hanno fatto di lavorare in una fabbrica di pesce in Italia potrebbe essere un inganno. Quella donna da noi ci arriva lo stesso, col rischio che si tratti di un raggiro. Poi quando vede che si deve prostituire ma che questo può salvare la vita al figlio, sulla strada ci resta lo stesso.

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