“Sbattuto a terra e insultato” Bonsu racconta il pestaggio


PARMA, 1 MAR. 2011 – Tono fermo, frasi secche e accuse mirate. Dopotutto Emmanuel Bonsu non dimeticherà mai il fermo subito nel parco "Falcone e Borsellino" di Parma. "Dopo avermi trascinato in auto uno di quelli che mi avevano sbattuto a terra e ammanettato nel parco mi ha insultato: ‘Negro di merda, ti spaccherei la faccia’. Era furioso perché si era rotto il braccialetto che gli aveva regalato la sua fidanzata. Prima di allontanarsi mi ha dato un calcio". E’ cominciata così la testimonianza del giovane ghanese nel corso del processo nei confronti degli otto vigili che hanno partecipato al suo arresto il 28 settembre del 2008. Bonsu, che è arrivato in aula accompagnato dalla madre e dal padre, ha spiegato che quel pomeriggio aveva scelto di fermarsi su una panchina del parco in attesa che cominciassero le lezioni serali all’Itis "Leonardo Da Vinci" che all’epoca frequentava. Intorno a lui il ragazzo notò il movimento di un certo numero di persone – due donne alle spalle e due uomini che gli passeggiavano di fronte – e che sulle prime non aveva trovato nulla di strano. Queste stesse persone, qualche secondo dopo, lo hanno afferrato per le mani gridandogli di star fermo. "Ero molto spaventato, non capivo che cosa stesse succedendo e per questo ho tirato via le braccia e ho cercato di scappare. Sono stato atterrato, ma non ricordo se colpito da un pugno, e mi sono trovato un piede sulla faccia e una pistola puntata al volto. Un’altra persona si era gettata sulle mie gambe. Nessuno ha detto che si trattava di una operazione di polizia", ha raccontato il ragazzo ghanese al tribunale. Successivamente, Bonsu fu condotto nella centrale dei vigili e rinchiuso in cella. L’occhio sinistro presentava un’ecchimosi e una delle mani sanguinava. "Non mi hanno medicato – ha continuato – una di quelle persone ha detto che andava a cercare dei cerotti ma poi non li ha portati. Mi è stato dato dell’alcol, dicendomi: ‘Bevi che dopo stai meglio’. Poi mi hanno fatto spogliare e, tutto nudo, mi hanno detto di fare dei piegamenti due o tre volte. Prima di uscire dalla cella mi hanno detto: ‘Rivestiti’". La deposizione è cominciata in ritardo a causa di una richiesta, respinta dal giudice, di far slittare il processo ad altra data a causa dell’assenza di uno dei legali dei vigili per un altro impegno professionale.

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