Sassuolo, i chiodi fissi del sindaco Caselli


SASSOLO (MO), 5 NOV. 2009 – Le radici sono un chiodo fisso per il sindaco di Sassuolo Luca Caselli. Ieri la sua giunta ha deciso di acquistare 50 crocifissi (e cianquanta chiodi), da porre nei luoghi scolastici che ancora ne sono sprovvisti. Un gesto per far capire come la pensa l’amministrazione di centro destra riguardo la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, contraria all’esposizione nelle aule di simboli religiosi.L’identità cristiana però non basta a Caselli, ci vuole anche quella sassolese, la “sassolesità” potremmo chiamarla. Tradotta in regolamenti comunali significa che per accedere ai contributi alle famiglie bisogna dimostrare di essere residenti nel comune da almeno dieci anni. Questo se si è stranieri. Se si è italiani, bastano soli due anni di “sassolesità”.Vincoli che hanno fatto andare su tutte le furie i sindacati locali, i quali dimenticandosi completamente delle divisioni pendenti a livello nazionale, hanno protestato uniti contro Caselli. Per loro legare alla residenza la concessione dei contributi per l’affitto e per l’aiuto alle famiglie è una bestemmia.“Tutti i cittadini sono uguali e a uguali doveri devono corrispondere uguali diritti”, scrivono Cgil, Cisl e Uil in una nota. “Pensiamo ai casi di lavoratori che, collocati in cassa integrazione nella stessa azienda ma con anzianità di residenza diverse nel Comune di Sassuolo, rischiano di ricevere sostegni che, invece di essere legati al reddito, dipendono da quanti anni abitano a Sassuolo. E’ una scelta iniqua e discriminante”.La richiesta delle sigle sindacali è di cambiare nuovamente il regolamento di accesso ai contributi del progetto, coinvolgendo anche le parti sociali, “con l’unico obiettivo di aiutare tutti i lavoratori a superare questa fase difficile. Dobbiamo impegnarci tutti a garantire la coesione sociale non solo a Sassuolo, ma nell’intero distretto ceramico”.

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