Sassuolo alle crociate


26 AGO 2009 – L’allora candidato sindaco (poi eletto) del centrodestra Luca Caselli l’aveva detto chiaro e tondo: “A Sassuolo nessuna Moschea”. E nessuna moschea sarà. Certo una cosa è la campagna elettorale, una cosa è amministrare un comune importante come Sassuolo. Dove il tasso di immigrazione (gente venuta a lavorare e a far vivere l’industria ceramica) è sul 10% e in buona parte di religione islamica. Adesso Caselli ha il problema di negare tout-court un diritto fondamentale della persona: quello di libertà religiosa.Passi indietro non ne può fare perché il suo pegno nei confronti dei leghisti (“rigidamente leghisti” li aveva definiti in campagna elettorale il capo del Carroccio e ora vicesindaco Francesco Menani) è troppo elevato. Allora nei giorni scorsi si è inventato la “condivisione” della Moschea con gli altri paesi del comprensorio ceramico. Una baggianata, come gli hanno spiegato i sindaci di Fiorano Claudio Pistoni e di Formigine Franco Richeldi. La maggior concentrazione di immigrati musulmani è di gran lunga a Sassuolo e quindi se la cittadina vuol fare da “capo-distretto” (e quindi vuole l’ospedale e le scuole superiori) si faccia carico anche della Moschea.“Il Comune di Fiorano – spiega il sindaco Pistoni – non ha in agenda il tema moschea, perché nessun fioranese ha avanzato richieste in tale senso e perché non ci sono tavoli istituzionali aperti su questo tema”. Sassuolo invece, tra l’altro, la Moschea ce l’avrebbe già. “Se Sassuolo prende una decisione che riguarda altri comuni – continua la nota del comune di Fiorano – senza confrontarsi con le rispettive amministrazioni, non può stupirsi se la risposta non è quella desiderata”.Caselli, di fronte a questo “cartone” in faccia da parte dei suoi vicini, minaccia di uscire dall’associazione dei comuni del distretto ceramico e ribadisce: di moschee “nella nostra città non ne verrà costruita nemmeno una”. Per i cittadini di fede islamica la vita non è facile a Sassuolo. Il 22 agosto è iniziato il mese del Ramadan, il periodo per loro più importante, di preghiera e purificazione. Le due moschee di Sassuolo si sono preparate ad accogliere i fedeli, anche se in condizioni umilianti. Qualche mese fa (in piena era Pattuzzi, il precedente sindaco-sceriffo del Pd) era stata chiusa la moschea di via Circonvallazione 189 e per tutto l’inverno scorso i fedeli hanno deciso di pregare in strada, al freddo, per protesta non avendo avuto un cenno sulla possibile nuova sistemazione del luogo di culto.Poi sono finiti in una tensostruttura in un parcheggio di via Regina Pacis, ma il permesso di occupazione del suolo scade a fine anno. E chi deve rinnovarlo è il neo-sindaco Caselli. Il quale ha anche annunciato di voler chiudere a breve l’altra moschea, quella di via Cavour. Perché? Incontrando l’associazione marocchina di solidarietà dopo la sua elezione aveva spiegato: “La nostra intenzione è chiudere a breve la moschea di via Cavour che rappresenta a livello urbanistico un problema prioritario. In un secondo momento abbiamo intenzione di risolvere definitivamente il problema dell’esistenza della moschea in città”. Sembrava un’apertura e invece la “soluzione finale” del sindaco Caselli era appunto sempre quella: nessuna moschea sul sacro suolo sassolese.Ma perché tanto livore, tanto odio xenofobo nei confronti dei fedeli islamici? E’ chiaro che le fortune della nuova amministrazione sono state tutte costruite in funzione anti-islamica, piuttosto che su un programma che in positivo fosse in grado di affrontare i problemi della cittadina. Una ricetta copiata pari pari dal governo nazionale e dai proclami leghisti sull’immigrazione. Anche a Sassuolo, nel suo piccolo, il centrodestra è schiacciato sulla linea xenofoba leghista e il centrosinistra fatica ad assumere una posizione alternativa.In più a livello locale il centrodestra riesce ad essere ancor più rozzo nella sua rappresentazione della realtà. Nell’altro grande comune emiliano passato alla Lega-Pdl, Guastalla in provincia di Reggio Emilia, il vice-sindaco Marco Lusetti è riuscito a dichiarare quanto segue: “Certi culti hanno bisogno di un luogo per la preghiera, l’Islam no: si può pregare in casa propria e non occorre un ‘prete’, l’imam non lo è”. Beata ignoranza o dannata propaganda? Se guardasse un po’ oltre i confini guastallesi il vicesindaco vedrebbe forse non fino ai grandi minareti della Mecca, e neppure fino alla cupola dorata della Moschea di Al Aqsa a Gerusalemme, ma almeno fino alla bianca moschea di Roma, costruita oltretutto con il placet del Vaticano (“gestione” Wojtyla).

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