Sana, lo dice la parola


BOLOGNA, 7 SET. 2010 – C’era ancora il muro di Berlino e solo in pochissimi sapevano cosa fosse l’agricoltura biologica, quando a Bologna, nel lontano 1989, è nato Sana, il Salone dell’Alimentazione Naturale. L’obiettivo era quello di farsi portavoce di un nuovo approccio in cui cibo, salute e ambiente sono strettamente legate tra loro. Una way of life che vent’anni fa riuniva solo pochi pionieri, ma che con il tempo è riuscita ad affermarsi e a contare sempre più seguaci.Anche la manifestazione, di conseguenza, è diventata un appuntamento importante e frequentato. Tanto che, nel 2007, ad assumersi la responsabilità della segreteria organizzativa è arrivata BolognaFiere. Le aree espositive sono state ridefinite e Sana ha abbracciato un’idea-guida più ampia, quella del buon vivere, diventando un appuntamento imperdibile per chiunque ami il cibo buono e sano, voglia star bene e piacersi e abbia scelto di abitare muovendosi fra tecnologia e design, rispettando l’ambiente senza rinunciare al bello.Oggi il buon vivere di Sana sta diventando sempre più internazionale e nell’edizione 2010, in programma dal 9 al 12 settembre, aprirà il dialogo con i paesi del bacino del Mediterraneo che stanno entrando con forza nel mondo dei prodotti biologici e naturali. In Fiera sono attese delegazioni di buyers dai paesi mediterranei, ma anche dagli Usa e dall’America del Sud: una presenza preziosa nell’ottica dell’apertura di un confronto sui temi legati all’area di libero scambio, prevista nel 2011. L’eliminazione di quote e dazi vedrà infatti una circolazione veloce di merci e servizi e aprirà opportunità interessanti, ponendo l’attenzione anche sui nodi da sciogliere e le questioni da risolvere.Per la prima volta, inoltre, a Sana 2010 verranno presentati congiuntamente i dati quantitativi e qualitativi del biologico italiano: quelli dell’Osservatorio sui consumi SANA-GPF e quelli del Sinab. Una ricerca che verrà arricchita, tra l’altro, dalla testimonianza di operatori di bar, ristoranti e locali che già sperimentano menù biologici. Il loro sarà un contributo particolarmente interessante, che analizzerà gli aspetti organizzativi, le complessità gestionali e l’importanza degli aspetti nutrizionali dell’opzione biologica.Ma approfondire e capire a che punto è il percorso del biologico in Italia e in Europa è il compito che è stato assegnato a due convegni in programma venerdì 10. A organizzarli ci ha pensato il Consorzio Il Biologico-Ccpb Srl, realtà bolognese che dal 1988 si occupa di controllo e certificazione delle produzioni biologiche sul suolo nazionale ma non solo. Patrizio Roversi sarà il moderatore di una serie di riflessioni sui valori del biologico. Interventi che toccheranno temi quali il riciclo, il risparmio energetico senza dimenticare gli aspetti etici delle condizioni di vita e lavoro dignitose e della giusta remunerazione e del giusto profitto. Per primo parlerà il preside di Agraria dell’Università di Bologna Andrea Segré. La sua sarà una lezione su come la cultura della riduzione degli sprechi e della sostenibilità debbano divenire sempre più parte del Dna del biologico. Ma il convegno vuole anche affrontare l’aspetto della comunicazione rivolta ai consumatori e ai cittadini, la cui attenzione nei confronti dei prodotti bio aumenta di anno in anno. Di questo si occuperà Roberto Della Casa, docente a Forlì di Marketing dei Prodotti Agroalimentari.Il nuovo settore della cosmesi naturale e biologica è invece il tema su cui focalizza il convegno del pomeriggio. Un campo, quello dei cosmetici biologici che trova un gradimento sempre più alto tra i consumatori ma che, proprio per questo, necessita di norme che ancora sono da definire. "Le regole del gioco" è infatti il sottotitolo del seminario, il cui scopo è fare luce, insieme ad esperti che si occupano ognuno di un diverso anello della filiera produttiva, sui limiti di cui la cosmetica biologica ha bisogno. Un ramo produttivo su cui da tempo si attende un intervento chiaro anche da parte dell’Unione europea.

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