Rossoblu senza né arte né parte


BOLOGNA, 18 OTT. 2010 – Non è mica facile parlare di Palermo-Bologna 4-1. Prendetela come volete, ma addentrarsi a sviscerare una prestazione rossoblu inesistente è veramente un impegno troppo grosso. Non si vuole qui né drammatizzare né sottovalutare la partita ed il suo risultato. Il fatto è che la reale difficoltà consiste effettivamente nella mancanza del Bologna in campo ragion per cui commenti, analisi, opinioni, da questo punto di vista, risulterebbero poggiare sul vuoto, librarsi in aria senza riferimenti oggettivi. Quindi non è un caso che il verdetto finale non sia mai stato in dubbio, che la figuraccia sia stata gigantesca e che le spiegazioni siano tante e varie, anche se nessuna in grado di fornire veramente i perché. La squadra di Porcedda e Malesani è scesa in campo solo formalmente, non ha mai giocato, sprazzo di Di Vaio a parte, forse in un momento di distrazione. Subito, all’inizio, si è avuta una netta impressione che poi è durata per tutti i 90’. Il Bologna non sapeva che fare, negligente e come spaesato, ha lasciato ogni cosa in mano ai palermitani che, infatti, al 20’ erano già sopra di due reti. I bolognesi sembravano letteralmente recitare in un altro film, aver preparato un altro copione. Tanto è vero che nel primo tempo non hanno mai tirato in porta e hanno visto l’area avversaria solo da lontano, con zero possibilità di impensierire il Palermo. Non meglio, o piuttosto non diversa, è stata la ripresa. Dominio rosanero accettato senza fare una piega, svarioni, disattenzioni e totale mancanza di idee e di iniziative come prima. L’aver buttato dentro tre sostituti non ha mutato di una mezza virgola quello che la squadra produceva. Forse per solidarietà tra compagni? Battute a parte, si diceva comunque di non disperare come di non far conto di nulla. La giornata storta, il valore degli avversari, la pausa del campionato… Tutte bubbole già sentite e risentite che, per favore, lasciano il tempo che trovano trattandosi di professionisti e che per anni gli sportivi dal cuore rossoblu si sono sentiti ripetere anche troppo.Ora basta,se è vero che la svolta della proprietà e del tecnico significano qualcosa. Ora basta perché pure i predecessori sono stati capaci di simili figuracce, ma il vaso è colmo da tempo. Si può perdere a Palermo come altrove, ma occorre giocarla la partita, occorre rimanere stesi sul campo dalla fatica ma evitare di portare la maglia del Bologna per far finta di scendere in campo. Non ci siamo. Non tanto per la classifica, che non è certo brillante, quanto pure per giustificare stipendi e dignità di atleti che, altrimenti, può essere discussa poiché certe esibizioni meschine al di sotto di ogni aspettativa non possono non procurare conseguenze. E’ vero Viviano, ora titolare della nazionale, un ruolo ed un traguardo che dovrebbe portarti a dare di più, mentre a Palermo proprio così non è stato. Marco Di Vaio, capitano ed uomo squadra, ha commentato:” Tutti abbiamo sbagliato, è necessario cambiare subito registro.” Va bene, lo vedremo subito da domenica prossima, ma se non accadrà basta con l’accampare scuse.Dal canto suo l’allenatore Malesani ha dichiarato che forse i troppi elogi (??!!) hanno fuorviato qualcuno. Ed ha aggiunto che il primo a rimanere stupefatto è stato lui, perché da subito in campo non ha visto nulla di quanto preventivato nella preparazione e negli allenamenti. Malesani, però, dovrebbe anche dirci, subito dopo, il motivo di quanto denuncia. Semplificando i motivi potrebbero essere due. Che la sua lezione calcistica non è stato spiegata a dovere o che i giocatori non sono capaci di metterla in pratica. Notevole preoccupazione in ambedue i casi. Meno rilevante mi sembra un’altra tesi che fa capolino. Che il modulo tattico sia stato sbagliato,perché vorrebbe dire allora che la panchina ha toppato. La sagra dei numerini per identificare la tattica non mi appare quasi mai decisiva. Molto più decisiva è la cifra qualitativa di chi scende in campo e se alcuni non vanno bene si cambiano.Ecco questi potrebbero essere giorni di cambiamenti, a cominciare da quelli in società. Forse è bene abbandonare il guanto di velluto e far capire ai giocatori chi ha le redini in mano e che comincia una nuovo periodo nel quale, per esempio, esibizioni come quella di Palermo non sono più tollerate.

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