PASTIFICIO CANUTI: ORA SI RIPATE


RIMINI 20 FEBBRAIO Salvataggio in vista per il pastificio Canuti di Rimini, marchio storico del made in Italy alimentare, poco noto alle masse ma molto apprezzato dalla ristorazione europea, americana e giapponese. Tanto che pare sarà un player tedesco a rilevare brand e asset e ad aprire il nuovo capitolo internazionale di un’azienda che – dopo 62 anni di attività e tre generazioni Canuti alla guida – lo scorso autunno ha portato i libri in tribunale, schiacciata da una situazione finanziaria insostenibile, nonostante l’indiscussa leadership nel settore della pasta fresca surgelata per qualità, ampiezza di gamma e innovatività.
«Sono i 200 clienti italiani e internazionali i primi a credere nel valore dei prodotti e del marchio Canuti, me ne sono reso conto subito, da quando pochi mesi fa ho preso in mano la gestione. È anche alla loro puntualità nei pagamenti, con appena un 1% di insoluti, che dobbiamo la riuscita della start-up», racconta Denis Cecchetti, dall’estate scorsa alla guida della newco “Canuti Tradizione italiana” che ha preso in affitto il ramo d’azienda dei surgelati e quindi brand, impianti, know-how, portafoglio clienti e 26 dei 46 addetti (gli altri 20 sono in Cigs per crisi, ma l’obiettivo è riassumerli entro fine anno).
La nuova società – con un nome arricchito per valorizzare i plus del “made in” e del saper fare – per prima cosa ha chiuso la produzione di pasta fresca a rapida scadenza destinata al canale Gdo, non redditizia. Poi ha riallacciato i rapporti con tre banche del territorio (Carim, Bper e Banca di Rimini) che le stanno dando liquidità per rilanciare il prodotto artigianale di altissima qualità, innovare impianti e sistemi informativi e rivoluzionare la rete di vendita. L’obiettivo di Cecchetti è «chiudere questo esercizio con 7 milioni di fatturato (di cui 3 di export in 22 Paesi) e arrivare a 15 milioni nel giro di un paio d’anni, saturando la capacità produttiva e invertendo le quote Italia-estero, che finora hanno visto il mercato interno pesare per il 69% sui ricavi». Manca solo l’ufficializzazione del nome del cavaliere bianco che acquisirà in blocco la newco. I tempi stringono, perché il 12 marzo scade il concordato preventivo.

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet