Ristoranti responsabili per buongustai eco sostenibili


BOLOGNA, 29 GIU. 2010 – Una volta c’era solo il biologico. Poi è arrivata la fissa dei ‘chilometri zero’, ovvero dei prodotti che arrivano dalle campagne più vicine, in modo da produrre meno emissione di gas serra per essere trasportati fino alla tavola. Attenzione, inoltre, alla frutta e alla verdura di stagione, che stando meno nei frigoriferi di magazzini e supermercati consuma una quantità inferiore di energia elettrica. Accorgimenti ai quali si può far caso quando si va a fare la spesa. Ma se si tratta di andare al ristorante, come si fa a sapere se il ristoratore ha a cuore l’ecosostenibilità oppure no? Mettiamo poi che non faccia la raccolta differenziata, sarebbe un vero schiaffo per il cliente meticoloso in tutte le buone pratiche virtuose.Per ovviare a questo problema è in arrivo la carta volontaria del ristorante sostenibile. Si tratta di un’etichetta ecologica, promossa da Confesercenti Emilia-Romagna e Fiepet (Federazione italiana esercizi pubblici), in collaborazione con Arpa e con il patrocinio della Regione. Favorendo e premiando i comportamenti virtuosi, permetterà di cogliere un trend di mercato in crescita. Secondo uno studio sui consumi su 700 cittadini diffuso da Confesercenti, infatti, quasi il 65% delle persone sarebbe influenzato, nella scelta del ristorante, da un marchio che garantisce che quel locale rispetta l’ambiente. La ‘carta’, in realtà, non è una certificazione, ma un disciplinare che contiene requisiti e parametri, con un logo grafico.Sono previste tre fasce: base, medio e alto livello. In quest’ultimo ricadono quelle imprese che, ad esempio, servono piatti con non meno del 25% degli ingredienti provenienti da coltivazioni biologiche. Oppure con almeno il 50% dell’energia totale consumata, elettrica e riscaldamento, proveniente da fonti rinnovabili, così come chi si sposta con veicoli ‘ecologici’, piuttosto che chi è in grado certificare la ‘condotta ambientale’ propri dei fornitori. Otto sono state le imprese oggetto di analisi (del territorio di Piacenza, Bologna, Forlì-Cesena e Ravenna), che hanno consentito di elaborare i parametri.

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet