Risarcito dopo 13 anni il “suicidio annunciato” della Dozza


BOLOGNA, 4 GEN. 2010 – Ha dovuto aspettare 13 anni per ottenere giustizia, perchè qualcuno potesse ritenuto responsabile per la morte di suo figlio. Anche se si è suicidato. Nella notte del 24 settembre 1996, però, quando il franco-tunisino Georges Alain Laid ha deciso di impiccarsi con la giacca del pigiama legata alla maniglia del bagno, si trovava nel carcere bolognese della Dozza. Era in cella di isolamento, e dopo sei giorni sarebbe uscito dal carcere dove era entrato per un furto in un negozio di scarpe nel centro della capoluogo emiliano. Ora, dopo una lunghissima battaglia, sua madre ha ottenuto il diritto ad essere risarcita di 100 mila euro dall’amministrazione penitenziaria.Per quel “suicidio annunciato”, come lo definì la senatrice Daria Bonfietti in un’interrogazione parlamentare alla madre di Georges Alain tocca il risarcimento per i "danni morali ed esistenziali", stabilito dal Tribunale di Bologna e confermato dalla Corte d’Appello. Secondo i magistrati, infatti, il ragazzo non avrebbe dovuto essere lasciato solo dalle guardie penitenziarie, per questo il Dap (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria) è stato condannato e ha fatto ricorso in Cassazione. Il detenuto – spiegano i giudici – "era solito procurarsi traumi ripetuti", perché "pochi giorni prima della morte gli era stato diagnosticato uno stato ansioso-depressivo per la morte del fratello", perché questo stato «era caratterizzato da idee autosoppressive".Sua madre ha lottato per 13 anni affinché la giustizia trovasse la verità sulla morte del figlio, anche se il caso venne archiviato, come richiesto dal pm Franca Oliva e accordato dal gip Aurelia del Gaudio. Nonostante ciò la madre di Laid continuò la causa civile, seguita dagli avvocati Alessandro Gamberini e Gianfranco Focherini e ha vinto sia nel 2004, con la sentenza di primo grado, e nell’ottobre scorso, con quella d’appello: entrambe hanno decretato che sia in caso di omicidio che di suicidio "la responsabilità dell’amministrazione penitenziaria sussiste comunque in virtù del rapporto che a essa lega funzionari e agenti della penitenziaria".

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet