Riparte la produzione, in attesa della ripresa


25 AGO. 2010 – La ripresa passa per l’Emilia-Romagna. A dirlo è stato un paio di giorni fa uno studio della Confcommercio che ha messo a confronto le regioni italiane. Per l’economia lungo la via Emilia la percentuale di aumento della ricchezza prodotta nell’anno in corso sarà dell’1%. Un dato che comunque non contribuisce più di tanto, passate le ferie, a riprendere con entusiasmo le attività produttive. Al di là delle previsioni sul Pil, ciò che si sa è che dal punto di vista occupazionale la situazione in regione è pesante. La conferma arriva dai dati sulla cassa integrazione raccolti dall’assessorato regionale al lavoro e relativi ai primi sei mesi dell’anno. Le aziende in Emilia-Romagna che fanno ricorso alla Cig sono 907, con quarantanove mila lavoratori coinvolti. Le province che più hanno fatto ricorso alla cassa integrazione in regione (a fine giugno le ore utilizzate hanno raggiunto quota sessantun milioni) sono state Bologna, Modena e Reggio Emilia. Rimini e Parma quelle dove si sono consumate meno ore. I dati dell’assessorato confermano inoltre il forte prevalere dei contratti di lavoro a scadenza su quelli a tempo indeterminato. In Emilia Romagna tra gennaio e maggio ci sono state solo 50.665 assunzioni in posti fissi contro 315.861 assunzioni a tempo determinato. E le cifre sulla disoccupazione sembrano destinate a salire anziché diminuire. Per lo meno ne è convinta la Cisl che in una conferenza stampa di lunedì mattina ha snocciolato i numeri dei posti di lavoro persi in regione da un anno a questa parte, ovvero 24mila. L’opinione del sindacato è che la lieve ripresa economica in arrivo non porterà occupazione, e che la situazione peggiorerà soprattutto per i giovani. COSì I NUMERI SECONDO LA CISLIn provincia di Bologna, nel primo trimestre dell’anno il numero dei giovani nella fascia 25-29 anni iscritti alle liste di mobilità è aumentato dell’87,7% rispetto allo stesso periodo del 2009. Continua il calo degli avviamenti al lavoro a tempo indeterminato, diminuiti dell’1,8%. Il peso della crisi si è abbattuto in gran parte sui precari e sui giovani fino a 35 anni. Questa fascia rappresenta infatti il 41,3% degli iscritti ai centri per l’impiego. Nemmeno la laurea (a meno che non sia molto specialistica) rappresenta un antidoto alla disoccupazione o alla precarietà, in particolare si registra il fallimento della laurea triennale, detenuta dal 53,1% di chi è ancora in cerca di lavoro.

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet