Rinasce il Dopolavoro delle Officine Reggiane


REGGIO EMILIA, 10 MAG. 2010 – E’ da venerdì scorso, giorno di inaugurazione di Fotografia Europea, che l’Ex Anagrafe di Reggio Emilia in Piazzetta della Frumentaria ospita oggetti e pensieri che ridanno vita ai momenti del Dopolavoro delle Officine Reggiane, simbolo di tutte le fabbriche che resistono e di una città in rapida e vorticosa trasformazione. A ideare e organizzare l’esposizione, che si chiama "Dopolavoro", è il Teatro dei Quartieri con gli artisti Fabrizio Cicconi, Lorenza Franzoni, Mirella Gazzotti, Pietro Iori, Manuela Pecorari e Alessandro Scillitani. Ad arricchirla, una serie di incontri e dibattiti sul lavoro che non c’è o c’è troppo, cineforum, elaborazioni di documenti e cibo povero ma buono.Nel progetto è coinvolto anche il circolo cinefilo Daunbailò, uno spazio vitalissimo d’incontro purtroppo sfrattato come molti altri dal centro, e ora in cerca di un nuovo spazio che lo accolga. Tutti ragazzi giovani e amanti della cultura che si occuperanno del bar e della programmazione cinematografica. Verranno proiettati immagini e pensieri sparsi che riaprono gli sguardi su spazi, luoghi e momenti di un tempo passato ma moralmente ancora attuale, fotografando attraverso la lente del passato il quadro della situazione: l’eterna lotta tra pubblico e privato, tra tutti e qualcuno. Le Officine Reggiane sono state protagoniste di una storica occupazione, la più grande nella storia industriale mondiale. Ci saranno quindi gli operai delle Reggiane, quelli recentemente venduti a una multinazionale e quelli che nel 1950, a migliaia, hanno occupato la fabbrica per un anno, aiutati da tutta la città. Fu quella una storia straordinaria, un grande esempio politico e una disfatta economica. Alla fine il governo spense la grande industria pubblica, i progetti, la città, i trattori che gli operai avevano costruito per portare pace e lavoro, sessant’anni dopo gli artisti aprono lo spazio pubblico, declinandolo in tutti i modi, per esporre idee in forma di oggetti, cinema, assemblee. Tutti gli artisti che aderiscono sono consapevoli che sarà una disfatta economica ma un necessario atto politico. Fotografia Europea è dedicata quest’anno all’Incanto, e al Dopolavoro – che resterà aperto fino al 13 giugno – si parlerà dell’incanto in tutti i sensi, anche quello di asta pubblica, perché tutto ciò che è pubblico è sempre in vendita, tutto ciò che ci appartiene per diritto è in pericolo. Il Dopolavoro sarà aperto per un mese, con molti filmati, incontri e racconti. L’unica guida sarà un vocabolario per ridare senso alle parole che sono state svuotate come le fabbriche. Ogni cosa sarà chiamata esattamente con il proprio nome e, se si alzeranno alte tutte le voci del vocabolario, nulla sarà come prima.

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