Rimini, i venditori abusivi non sono un problema


RIMINI, 6 MAG. 2009 – Anziché combatterli (a meno che non siano criminali), i venditori abusivi che affollano le spiagge riminesi vanno integrati, anche perché "se ne contano non più di 500 sui 15 chilometri di costa e non sembrano costituire un grave problema per una città che ogni stagione accoglie oltre 16 milioni di presenze turistiche". E’ la conclusione dello studio su immigrazione e abusivismo commerciale realizzato da Paolo Zurla e commissionato dal Comune di Rimini al Polo scientifico-didattico di Forlì dell’Università di Bologna. Niente guerra ai vucumprà. Lo studio ribalta in parte la prospettiva sul problema che ‘torna’ in riviera ogni estate. "Appare più che mai necessario pianificare e predisporre tutte le misure – si legge nelle conclusioni – affinché soggetti temporaneamente di passaggio trovino la via verso la piena regolarizzazione e un rapporto di stanzialità con la città di Rimini".Asiatici in aumento. La ricerca, condotta l’estate scorsa, sottolinea anche che, rispetto all’ultima rilevazione del 1997, diminuiscono i venditori provenienti dal Maghreb e dal Senegal mentre aumentano gli asiatici, cinesi e cittadini del Bangladesh. Il 57,24% dei venditori offre beni, il 42,76% servizi cioé tatuaggi (42,3%), massaggi (47,09%) e treccine (10,58%).Nuovi riminesi. Secondo l’autore dello studio è in corso anche un’altra trasformazione, una sorta di "apprendimento reciproco tra immigrati e Rimini: da un lato loro hanno appreso le regole che servono a rendere la loro attività sempre più regolare. Dall’altro il contesto cittadino comincia a distinguere tra irregolarità e illeciti e tende a privilegiare la prevenzione piuttosto che la repressione".Non solo ordine pubblico. Ovviamente, ha continuato Zurla, "per coloro che vendono merce contraffatta, bisogna incentivare le forme di controllo sociale per scongiurare il rischio che vengano a costituire l’anello debole attraverso il quale possano insinuarsi esponenti del crimine organizzato". Soddisfatto l’assessore comunale alle politiche per l’immigrazione e l’integrazione, Vittorio Buldrini: "liquidare il problema come di ordine pubblico è riduttivo, per non dire strumentale. Una buona amministrazione invece indaga scientificamente i fenomeni che si sviluppano sul territorio per governarli al meglio".

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