Rilancio dell’elettrodomestico, Reggio nel progetto Orizzonte


C’è anche Reggio Emilia nel progetto “Orizzonte”, il piano per il rilancio del settore italiano dell’elettrodomestico presentato nei giorni scorsi a Roma dal Presidente di Confindustria Giorgio Squinzi. Il progetto, elaborato da Confindustria e Ceced Italia (l’associazione dei produttori di elettrodomestici), insieme a undici associazioni territoriali, tra cui Unindustria Reggio Emilia, prevede diverse azioni di sostegno per progetti di internazionalizzazione, di ricerca, di innovazione nel modello di business, che verranno realizzati anche grazie alle misure di politica industriale definite dal Governo a livello nazionale, proprio per un settore di vitale importanza per il Made in Italy. La provincia è tra i poli italiani più importanti nel settore delle cucine e degli elettrodomestici, in considerazione della presenza di prestigiose aziende operanti nel settore. Si tratta principalmente di medie imprese, tipicamente a conduzione familiare, con un forte radicamento sul territorio e specializzazione nella cottura, che hanno saputo specializzarsi in nicchie di mercato, posizionandosi nel segmento medio-alto di gamma, con un forte focus ai mercati internazionali ed investimenti su brand e design.

 

 

“Un progetto comune per ridare competitività al settore dell’elettrodomestico italiano, che è un vero ‘Made in’ e che ha sofferto molto in questa lunga crisi del Paese”, ha sottolineato il Presidente degli Industriali, Giorgio Squinzi. “Unindustria Reggio Emilia – spiega il presidente Stefano Landi – ha contribuito dall’inizio alla stesura del progetto. Per il polo di Reggio Emilia e Modena è stata individuata l’opportunità di puntare su innovazione di prodotto, di processo (lean manufacturing) e dei modelli di business grazie allo strumento delle reti di imprese. Il progetto può diventare strategico per il nostro territorio – spiega Landi – perché intende sostenere e valorizzare un settore molto radicato e che presenta marchi e professionalità di eccellenza”.

 

 

Il settore degli apparecchi domestici e professionali in Italia è crisi: i volumi produttivi sono diminuiti del 40% a fine 2013 rispetto al 2007 e sono più che dimezzati (-55%) rispetto al picco di 30 milioni di pezzi prodotti nel 2002. Meno marcata è stata la riduzione a valore (-30%) tra il 2007 e il 2013 grazie agli investimenti dei produttori in Italia in prodotti sempre più performanti ed ecologici (sostenibilità ambientale). Alla trasformazione del mix delle vendite verso l’Alto di Gamma hanno contribuito gli incentivi statali alla domanda. Il calo dei volumi produttivi ha comportato la riduzione dei livelli occupazionali in parallelo alla contrazione della domanda, sia interna sia nei mercati maturi dell’Europa Occidentale, e alla delocalizzazione produttiva nei Paesi low-cost (LLC). L’Italia è rimasta esportatore netto a valore, se pure in contrazione (-6% CAGR) dal 2007 e con una costante perdita di competitività nel contesto internazionale. Per esempio, nella principale area di export dei prodotti italiani (EU27), la quota si è ridotta al 13,2% nel 2010 a fronte del 21,1% nel 2000.

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