Rifornivano ospedali di strumenti non a norma


REGGIO EMILIA 21 MAR. 2011 – Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. Sette imprenditori sono stati denunciati dalla Guardia di Finanza perché i coperchi li facevano, ma i contenitori per strumenti chirurgici di cui rifornivano ospedali in tutt’Italia non erano a norma. Il reato sospettato è di frode in pubbliche forniture. Le aziende distributrici di attrezzature sanitarie avrebbero consegnato in sede di partecipazione alle gare di appalto, materiale conforme alle richieste delle strutture ospedaliere. In un secondo momento gli articoli consegnati sarebbero stati sostituiti con altri di fabbricazione turca, senza marchio Ce, ma soprattutto lontani dai requisiti stabiliti. Container con chiusure non ermetiche, in alcuni casi ossidati e arrugginiti in diversi punti. In definitiva, dei box inservibili per contenere strumenti chirurgici sterilizzati destinati alle sale operatorie. E dire che ognuno in media costava all’acquirente, pubblico o privato, in media mille euro. Per un giro d’affari complessivo, dunque, di centinaia di migliaia di euro. Soldi spesi inutilmente se poi il grave rischio era quello di possibili contaminazione ed infezioni per i pazienti e per il personale sanitario giornalmente a contatto con strumentazione chirurgica non sterilizzata.L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica di Belluno, era stata avviata a novembre scorso a seguito di una segnalazione dell’ospedale "San Martino" di Belluno, all’interno del quale era stata trovata l’attrezzatura anomala. Le fiamme gialle sono risalite al fornitore, un’azienda di Reggio Emilia, presso la quale hanno sequestrato una partita di prodotti non a norma. Dopo di che sono state controllati tutti i clienti ai quali la società emiliana, che importatrice dalla Turchia, aveva venduto i prodotti.L’indagine si è così sviluppata nelle province di Belluno, Padova, Milano, Mantova, Pavia, Lodi, Pordenone, Bologna, Reggio Emilia, Forlì, Cesena, Fermo, Ancona, Macerata, Lucca, Massa Carrara, e Roma. E’ emerso che solo il 5% dei contenitori esaminati riportava la regolare marcatura, mentre la restante merce commercializzata non era conforme alla normativa del Ministero della Salute.Sono state effettuate complessivamente 21 perquisizioni, di cui 16 presso strutture ospedaliere e Aziende Sanitarie Locali, che hanno portato al sequestro di 234 contenitori non a norma. Denunciate all’autorità giudiziaria sette persone, titolari di ditte distributrici con sede in Reggio Emilia, Padova, Bologna, Fermo e Roma, ed un rappresentante di commercio.

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