Riforma banche popolari, “pronti a trattare”


Una più significativa apertura al capitale, ma continuando a garantire i soci storici attraverso una Spa ibrida oppure con un doppio canale di voto. Poggia su questi principi la controproposta di Assopopolari al governo per modificare l’investment compact, il decreto che mira a trasformare le dieci principali banche popolari italiane, tra cui Bper e Banco Popolari, in Spa. Una riforma, definita incostituzionale dall’associazione presieduta da Ettore Caselli. Ma su cui il presidente del Consiglio Renzi non pare essere disposto a trattare anzi è disposto a blindarla con la fiducia evitando così modifiche nel passaggio in parlamento. Assopopolari cerca però il confronto e in seguito a una riunione del Cda ieri nella sede milanese di Bper ha avanzato due proposte elaborate da tre saggi, gli economisti Tantazzi, Quadro Curzio e Marchetti. La prima ipotesi, apprezzata anche da bankitalia e Bce, riguarda una Spa ibrida con l’introduzione di un tetto del diritto di voto che potrebbe oscillare tra il 3-5%. La seconda invece prevede l’istituzione di un doppio canale di voto che garantirebbe il mantenimento del voto capitario. La mano è stata tesa ora tocca al governo anche se l’intenzione di Renzi è di procedere spedito anche perché, ha ricordato, questa riforma è stata attesa a lungo.

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