Riforma Gelmini, è l’ora dei “professori preoccupati”


BOLOGNA, 13 DIC. 2010 – Hanno deciso di farsi chiamare "i professori preoccupati" e se la riforma dell’Università sarà approvata, a Bologna si sentirà sicuramente parlare di loro. Questi docenti dell’ateneo cittadino, in completo disaccordo con il ministro Gelmini, hanno infatti messo a punto una piattaforma di sette punti, che stanno facendo girare tra i loro colleghi in cerca di adesioni. Ma si sono dichiarati pronti, non appena il disegno di legge passerà in Senato, a far nascere un comitato per il referendum abrogativo, pronto a raccogliere le firme direttamente dentro le aule universitarie, a margine delle lezioni."Non stiamo coinvolgendo ricercatori e studenti – ha spiegato Maurizio Matteuzzi, che insegna filosofia del linguaggio – perché, pur condividendo le loro posizioni, vogliamo dimostrare che non è vero che i docenti sono d’accordo con la riforma Gelmini". I ‘professori preoccupati’ chiedono di mantenere la natura rigorosamente pubblica della ricerca, rispetto dell’autonomia nella definizione delle strutture amministrative, valutazione in tempi certi dei docenti e periodicità affidabile dei concorsi. Chiedono anche fondi pubblici per garantire il diritto allo studio ed impegni di lungo periodo come l’allineamento alla media Ocse del rapporto studenti-professori e della spesa per la ricerca in rapporto al Pil. "Vogliamo che il comitato per un eventuale referendum – ha detto Matteuzzi – venga promosso dal mondo accademico con le Università che raccolgono direttamente le firme, con un sussulto d’orgoglio del nostro mondo. E vogliamo anche che l’ateneo bolognese prenda una posizione: non siamo d’accordo sul fatto che il nostro, essendo virtuoso, tenda a salvare se stesso". L’auspicio, che sarà ufficialmente presentato al rettore Ivano Dionigi è che Bologna esca dalla Crui, che ha sostanzialmente appoggiato la riforma Gelmini.

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