Riforma del lavoro. A Forlì c’è già, targata Marcegaglia


20 MAR. 2012 – Ai nuovi assunti, per ben sei anni, anziché la busta paga verrà versata una paghetta. Succede a Forlì, alla Marcegaglia, azienda di famiglia del leader di Confindustria Emma. A sottoscrivere l’accordo che prevere il cosiddetto "salario d’ingresso", sono stati i rappresentanti dell’azienda e delle Rsu di Fim e Uilm. La Fiom non ha firmato e critica pesantemente l’ipotesi d’intesa e il referendum fra i lavoratori in corso in queste ore. Quasi trenta mila euro gli euro sonanti percepiti in meno dalle nuove leve, nell’arco dei sei anni in cui sarebbe valido il nuovo tipo di contratto. "Il referendum sarà una vera e propria farsa – sostiene Mirco Rota, coordinatore nazionale per la Fiom del gruppo Marcegaglia – perché sarà l’azienda ad avere l’ultima parola. Se vincerà il sì, l’azienda si porterà a casa il salario di ingresso. Se vincerà il no, l’azienda non cambierà i piani. Quindi, perché fare votare i lavoratori?""Noi non solo non voteremo – continua Rota -, ma ci impegneremo in azioni sindacali e legali per modificare quest’accordo che diventerà un pericoloso precedente per la provincia di Forlì. Nelle prossime settimane, infatti, si corre il rischio che altre aziende chiedano il salario di ingresso in cambio di quasi niente, come è successo in Marcegaglia"."Questa azienda – conclude Rota – sta dimostrando il peggio di sé nelle relazioni sindacali. A livello nazionale Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, sottoscrive accordi, ma l’azienda di famiglia è la prima a non rispettarli. Nonostante le belle parole, nei fatti Marcegaglia non fa altro che comportarsi come Marchionne".

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