Riforma del catasto al via


Il primo atto è cominciato. Con l’approvazione da parte del consiglio dei ministri del decreto legislativo sulle commissioni censuarie la riforma del catasto prende ufficialmente il via e subito si affaccia all’orizzonte lo spauracchio dei rincari. Certo il percorso è ancora lungo. Le commissioni censuarie, prima quella centrale e poi quelle provinciali, si costituiranno entro un anno, ma prima che la riforma arrivi a regime di anni ne dovranno passare almeno quattro. Il primo atto sarà quello di definire i nuovi valori catastali, adeguandoli a quelli di mercato. E sarà proprio questo a determinare i possibili rincari. Secondo una recente indagine di Nomisma, infatti, ad esempio per Modena il divario tra il valore catastale degli immobili, pari a 103mila euro e quello di mercato, pari a 220mila euro, ammonta al 112%. Mentre per Bologna si parla del 98%, dato da un valore catastale di 134mila euro e un prezzo di mercato pari a 266mila euro. A rischiare il rincaro maggiore sarebbe Rimini, dove il gap è pari al 217%. Mentre il divario più blando se lo aggiudica Ferrara, con il 63%. Questo non necessariamente, tuttavia, significa che i rincari avranno la medesima proporzione. La legge di riforma varata dal governo a marzo, infatti, dice espressamente che questo allineamento di valori, non dovrà determinare un aumento del carico fiscale. Il ruolo della commissione censuaria – quelle provinciali in particolare – sarà proprio questo: fare in modo che i valori rappresentino realmente il valore di mercato. Si pensi ad esempio agli immobili colpiti dal sisma del 2012 in varie province emiliano romagnole, o dall’alluvione nel caso modenese. È evidente che i valori presi a riferimento, quelli dell’archivio Omi dell’Agenzia delle Entrate, non prendono in considerazione questi eventi. Non rimane che attendere i tempi di definizione della riforma, con la certezza che l’unica strada per evitare i rincari sarà quella di ridurre le aliquote applicate alla tassazione immobiliare.

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