Rifiuti, a Ravenna Hera si fa i fanghi


RAVENNA, 20 APR. 2012 – Un mare di fanghi. E’ quanto è pronto a ingurgitare il nuovo impianto di Hera inaugurato a Ravenna. Fanghi intesi come categoria alla quale appartengono i rifiuti speciali, liquidi e solidi, provenienti da industrie di diversi settori. Residui che in parte sono considerati pericolosi. Nella grande struttura sorta sulla Romea e battezzata Disidrat, affluiranno all’anno 150 mila tonnellate di tali scarti industriali.L’opera è stata realizzata in due anni, con un investimento di 13 milioni di euro. Gestita da Herambiente, società del Gruppo Hera per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti, va a sostituire un vecchio centro a pochi chilometri, in via di riqualificazione. Esempi di ‘fanghi’ sono le sostanze provenienti da depuratori di acque reflue, o da industrie farmaceutiche e chimiche, o i fanghi (in questo caso veri e propri) derivanti dal dragaggio di canali e terreni da bonifica. Fino a quelli da perforazione petrolifera, le ceneri da termovalizzatori, i catalizzatori esausti.Disidrat integra l’offerta di Herambiente nel ravennate, aggiungendosi ad un impianto chimico-fisico, a quello che tratta acque reflue industriali per il distretto petrolchimico, a discariche e termovalorizzatori. Soprattutto, si inserisce tra le eccellenze europee del settore, per la varietà dei rifiuti trattabili, per dimensioni e caratteristiche tecnologiche. Nella gestione, sarà coinvolto l’operatore tedesco Remondis, fra i leader mondiali nei servizi ambientali.Grazie a Disidrat si può recuperare parte del materiale in ingresso, così riutilizzato come copertura per discariche, al posto del terreno vegetale. Oppure come materia di consolidamento per le miniere, cioè per riempire i vuoti sotterranei lasciati dagli scavi. Se il vecchio impianto recuperava attorno al 25% del materiale, con il nuovo si raddoppiano le performance: la conseguenza è una netta riduzione dei conferimenti in discarica.Nel particolare, i fanghi che arrivano a Ravenna saranno sottoposti ad un un processo con più fasi di lavorazione, diverse a seconda delle tipologie. Il materiale sarà tutto certificato, poi separato ed omogeneizzato in vasche. Dopo di che i fanghi verranno frantumati, e stabilizzati i metalli. Quelli liquidi, inoltre, verranno ‘strizzati’, eliminando fino al 90% dell’acqua e riducendo dalle cinque alle dieci volte i volumi. In definitiva, i rifiuti sono lasciati ‘maturare’ in aree di stoccaggio, prima di uscire verso la via del recupero o dello smaltimento. Il tutto nel rispetto dell’ambiente. E’ garantita infatti la protezione della falda con una impermeabilizzazione, grazie ad un telo di polietilene ad alta densità sotto l’area della piattaforma. Tre impianti di aspirazione e trattamento aria, inoltre, contengono odori ed emissioni e un sistema fognario raccoglierà le acque delle aree di lavorazione e le invierà al vicino impianto chimico-fisico. Minimo, infine, anche l’impatto acustico.

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