Ricordo di Giuseppe Soncini


Correva l’anno 1951, io ero da poco tornato dalla Sicilia per un breve periodo di convalescenza. Il 18 aprile era fissata la giornata della solidarietà con i braccianti sul cavo sito nel territorio tra Boretto e Poviglio. Quella mattina, svegliandomi, sentivo un gran rumore nella strada davanti alla casa dei “Bigliardi e dell’ Osteria”: erano le colonne degli operai delle Officine Reggiane, circa un migliaio, che andavano verso Boretto ad un incontro con i braccanti che lavoravano al cavo fiume.Le colonne erano quattro, alcune arrivarono sul cavo fiume senza incidenti. La colonna guidata da Giuseppe Soncini, invece, fu fermata dalle forze dell’ordine. Nel parapiglia generale, Soncini fu ferito e dovette ricorrere alle cure dell’ ospedale di Poviglio. I segni di quelle ferite lo accompagnarono per sempre.Giuseppe Soncini è stato un uomo di tantissime battaglie. Giovanissimo entrò come operaio alle Officine Reggiane, poi la carriera sindacale, infine l’ impegno politico che lo portò in giro per il mondo. Io lo ricordo in Sicilia ad allestire il primo Festival Meridionale de L’Unità negli spazi della Fiera del Mediterraneo; poi a festeggiare con Palmiro Togliatti la vittoria contro la riforma elettorale passata alla storia come “legge truffa”.Quando divenne assessore del comune di Reggio Emilia, nella Giunta capeggiata dal sindaco Benassi, fu tra i primi ad interessarsi dei problemi che ponevano i cittadini reggiani emigrati all’ estero, i quali – anche in seguito al forte sviluppo economico che stava investendo la città – chiedevano prima di tutto di poter rientrare. Allacciò stabili rapporti con Gina Pifferi, storica dirigente della Fratellanza Reggiana a Parigi; e, attraverso Giorgio Marzi, con gli emigrati in Germania soprattutto nel Baden-Wurtenberg. Promosse un nutrito calendario di incontri anche con le comunità locali, al fine di promuovere scambi per la conoscenza del nostro tessuto sociale e produttivo.Ma il fatto di cui Soncini andava soprattutto fiero era il lavoro – risalente alla sua precedente presidenza dell’ Arcispedale Santa Maria Nuova – a favore dei popoli dell’ Africa Nera e della grande battaglia per la liberazione dal colonialismo, in particolare nel Mozambico.I violenti attacchi che subì dagli oppositori reggiani non riuscirono ad indebolire il suo lavoro. Alla fine, ne ottenne il giusto riconoscimento quando una delegazione composta da alte autorità di vari Stati africani venne a Reggio per rendergli omaggio.Giuseppe Soncini e Reggio Emilia ebbero ben ragione di essere orgoglioso del contributo offerto all’ instaurazione della democrazia in una delle zone più povere dell’Africa.

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