Ricerca, Apmi: “No alla diminuzione dell’incentivo fiscale”


“Siamo al tempo stesso increduli e sconfortati per quest’ultima tegola che si abbatte su uno degli elementi che andrebbero invece più valorizzati e promossi per contrastare la crisi e favorire il rilancio delle imprese”. Così Giovanni Gorzanelli, presidente di Apmi Confimi Impresa Modena, nel commentare “a caldo” le indicazioni che trapelano circa la disciplina del credito d’imposta sulle attività di ricerca e sviluppo. “Avevamo tutti dato per acquisito un credito di imposta per l’anno corrente nella misura del 50%; ora, a quanto pare, il Governo si rimangia tutto e manda a dire che se ne riparlerà l’anno prossimo, e dal 50 si passerà a al 25%”. “È difficile comprendere come queste misure si tengano con le ripetute affermazioni di diversi esponenti di governo che vedono nelle piccole e medie imprese uno degli architravi della ripresa economica”. “Noi di Apmi Confimi abbiamo sviluppato diverse iniziative per la diffusione della cultura della ricerca – continua il presidente delle Pmi modenesi – evidenziando come lo Stato ne riconoscesse il valore attraverso una virtuosa politica di incentivazione fiscale; non possiamo ora accettare che ci si dica ‘scusate, abbiamo cambiato idea’: questo significa letteralmente azzoppare le imprese virtuose e minare seriamente la credibilità delle istituzioni”.

 

A Gorzanelli fa eco Cristiano Benassati, presidente di GTechnology, Fondazione Organismo di ricerca che proprio su R&S fonda le proprie prospettive, fornendo supporto scientifico e infrastrutture tecnologiche alle Pmi impegnate in progetti di ricerca: “Per noi e per i nostri clienti un provvedimento del genere rappresenta una grave penalizzazione, ma ciò che è ancora più grave è che qualora arrivasse la conferma che vengono negati i fondi alle aziende che hanno investito si genererebbe un clima ancora più negativo e di disincentivazione rispetto agli investimenti. Si richiede alle aziende la pianificazione anche finanziaria e mentre gli imprenditori si sono impegnati in questo senso, il Governo disconosce gli impegni. In questo modo si mette a repentaglio la credibilità stessa di provvedimenti come la Legge finanziaria e l’incertezza riguarderà anche i futuri provvedimenti, con tanti saluti agli investimenti che invece hanno bisogno di un quadro certo. È paradossale che questo problema riguardi proprio quelle imprese che non si sono date per vinte, che hanno deciso di investire in ricerca per essere di nuovo competitive. Anche per questo – conclude l’imprenditore – è indispensabile che il Governo riveda le proprie intenzioni sia per il periodo 2013-2014, sia per il prossimo futuro”.

 

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