Riccardo Riccò: “Mi sono fatto un’emotrasfusione”


©Trc-TelemodenaMODENA, 9 FEB. 2011 – Nel pomeriggio di ieri il Procuratore capo di Modena Vito Zincani ha confermato che nel referto del primo medico che ha preso in cura Riccò dopo il malore, domenica all’ospedale di Pavullo, l’atleta avrebbe ammesso di essersi fatto un’autotrasfusione utilizzando il proprio sangue conservato in frigorifero.  Il corridore avrebbe  anche riferito al medico di aver tenuto il sangue  nel frigo di casa per 25 giorni prima dell’autotrasfusione e di temere, a questo punto, una cattiva conservazione. Nell’ipotesi di reato il Cobra rischia da 3 mesi a 3 anni per violazione della legge antidoping. Per la giustizia sportiva, dopo la squalifica di 20 mesi  nel Tour del 2008, sarebbe la radiazione. Anche l’Ufficio della procura antidoping del Coni ha aperto un procedimento disciplinare nei confronti del ciclista professionista.LA CONDANNA DEL PRESIDENTE FEDERALELa prima condanna, durissima, arriva dal presidente federale Di Rocco: “Non ci sono mezzi termini: per il suo bene, per la sua famiglia, per il bene del ciclismo Riccardo Riccò deve lasciare lo sport agonistico, deve uscire dal tunnel perverso in cui si è infilato". Sono le parole del presidente della Federazione ciclistica italiana, Renato Di Rocco che così continua: "Ha fatto quello che ha fatto nonostante la condanna rischiando anche la vita e questo fa venire i brividi. L’amarezza è tanta, ma il caso è così particolare e terribile da indurci a riflettere su una crisi di valori che sarebbe riduttivo limitare al ciclismo o allo sport in genere. Quindi un’ultima considerazione del numero uno del ciclismo italiano: “Siamo di fronte a un ragazzo malato dentro, intossicato da falsi messaggi che gli hanno fatto perdere il senso della realtà, di ciò per cui vale pena impegnarsi, faticare e vivere. Il danno di immagine è enorme e la Federazione farà tutti i passi per tutelarsi. Ma il disastro morale è spaventoso”.COSA DICE IL MASSAGGIATORE PREGNOLATONon si può proprio definire incredulità, ma amarezza, quella di Roberto Pregnolato. Lui, Riccardo Riccò lo ha conosciuto come pochi. Massaggiatore dei campioni: partendo da Marco Pantani, arrivando al Cobra di Formigine, una storia finita male e archiviata. Oramai fuori dal mondo del ciclismo di punta, Pregnolato ha un’idea molto chiara di come vengano gestite le cose nel mondo delle due ruote. La lotta al doping, l’omertà dei direttore sportivi.

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