Riaffiorano i resti della leggendaria Isola delle Rose


RIMINI, 2 LUG. 2009 – E’ un po’ come se avessero riportato in superficie i reperti di Atlantide. Stiamo parlando, invece, dei resti di una delle più straordinarie esperienze del ’68: la Repubblica dell’Isola delle Rose. Una piattaforma nell’Adriatico costruita da un ingegnere bolognese al di fuori del confine delle acque territoriali di Rimini e proclamata stato indipendente. Nel giro di un mese la Marina decise di occuparla per demolirla, ma l’opera di distruzione fu anticipata da una tempesta che affondò l’isola. Quarantuno anni dopo i resti della piattaforma sono riemersi dal mare. A riportarli alla luce ci hanno pensato i sub del club subacqueo Dive Planet di Rimini, alle prese da due anni con le ricerche. A confermare la veridicità dei ritrovamenti è stato l’ideatore e costruttore della piattaforma, l’ingegnere bolognese Giorgio Rosa. Fu lui, il primo maggio 1968, a proclamare l’indipendenza della piattaforma, provocando un mese dopo la reazione della Marina. L’annuncio dei ritrovamenti è stato fatto a poche ore dalla proiezione in anteprima di un documentario sull’Isola delle Rose, avvenuta ieri sera alla Corte degli Agostiniani. Il titolo del film, è “Insulo de la Rozoj – La libertà fa paura” e racchiude in sessanta minuti più di 40 ore di riprese realizzate in in un anno di ricerche e indagini.Quelli di Cinematica, l’etichetta che ha realizzato la pellicola, non sono gli unici ad aver raccontato la leggenda della Repubblica sommersa. L’estate scorsa la storia della piattaforma è stata rappresentata in Canada, al museo di Vancouver, in un’installazione che l’ha messa in parallelo con l’Isola di Utopia di Tommaso Moro.E utopico era il progetto dell’ingegnere Rosa. O, più semplicemente, soltanto fragile, visto che la sua palafitta non resistette per più di 55 giorni. Un tempo più che sufficiente, comunque, per divenire un caso nazionale e internazionale e per tenere allertate le autorità, preoccupate dell’esistenza di un nuovo soggetto internazionale a poche miglia dalle spiagge della Romagna. Una vita abbastanza lunga che ha permesso all’isola la coniazione di alcuni francobolli oggi ricercatissimi. Davvero fortunati quei pochi visitatori che hanno potuto spedire una cartolina con su scritto “Saluti e baci dall’Insulo de la Rozoj”. Leggi anche la scheda di Wikipedia

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